martedì 3 gennaio 2012
giovedì 23 dicembre 2010
giovedì 25 febbraio 2010
Col tango facciamo la differenza - Con el tango hacemos la diferencia
Col tango facciamo la differenza
Il musicista, che ha messo radici a New York, ricorda il suo passaggio nel quintetto di Piazzolla e ci dà la chiave del suo modo di suonare.
http://www.lanacion.com.ar/nota.asp?nota_id=1221943
Notizie di Venerdì 15 gennaio 2010
Il pianista si esibirà questa sera col suo Chamber Trío.
Tre anni fa, Pablo Ziegler ha individuato in Brooklyn il posto giusto per tenersi in contatto col mondo. "Sto là perchè è più vicino al mio circuito di lavoro, che è in Europa e Asia. New York è una città che mi dà molto musicalmente”, racconta il pianista, che ha fatto parte del quintetto leggendario di Astor Piazzolla e che si trova a Buenos Aires per presentare un altro gruppo. Col Chamber Trío, il pianista delinea un progetto più camerístico – tramite il timbro che creano Héctor del Curto al bandoneón e la violoncellista coreana Jisoo Ok - mentre continua a cercare altri sound per il tango. "Continuo a sperimentare e mi piace il colore che producono gli archi. Lavoriamo essenzialmente con le mie composizioni ed alcuni temi di Astor", dice Ziegler durante le prove, prima dello show di questa sera al Notorious.
L’ultima visita di Pablo Ziegler a Buenos Aires era stata in occasione di un nuovo incontro del Quintetto di Piazzolla con Gary Burton, un’esperienza che era culminata in due dischi e che era servita al vibrafonista per avvicinarsi al mondo tanguero. " A Burton pesa molto il repertorio di Piazzolla, ma lo fa bene. In realtà s’appoggia al quintetto di Astor, perché benché sia uno dei migliori vibrafonisti, ha dovuto imparare a suonare il tango con noi; ed ogni volta che viene impara qualcosa in più."
- ¿E’ stato difficile per lei proseguire dopo il suo lavoro con Astor?
-Per me è stata una fase importante. Ma nel quintetto avevo già molta musica scritta ed Astor lo sapeva. Mi dava corda perché componessi brani. Il mio primo disco è composto di musiche tutte mie ed è un quartetto che non aveva bandoneón. Dopo esser stato con Astor m’era dura lavorare con un altro bandoneonista.
-¿Com’è iniziato il lavoro sull’improvvisazione?
-Ricordo uno show a Montreal con quintetto in cui Piazzolla aveva improvvisato tutto l’assolo di “Tristeza de un doble A" (Tristezza di una doppia “A”)(*). E’ un brano di sei minuti che dura come fossero venti. In qualche modo il mio ingresso e quello di Oscar López Ruiz nel quintetto cominciano a scomporre tutto. Astor voleva avere un’apertura verso il jazz nel senso dell’improvvisazione. Ma mi diceva sempre che invece di andarcene dalla parte del jazz ce ne saremmo andati verso quella del tango. Quel che lui ha acquisito, io l’ho riprodotto coi miei musicisti e così è s’andata preparando un’apertura a un altro spazio del tango, qualcosa che suona contemporaneo, e che ha a che vedere con la Buenos Aires di oggi.
Attualmente Pablo Ziegler ricrea sessioni di jam tanguera nel club Jazz Standard di New York. "Da quel ciclo sono passati da Paquito di Rivera, a Joe Lovano e Kenny Garret, tra gli altri. Tutti si avvicinano al mondo del tango attraverso l'improvvisazione. Nel contempo c'avviciniamo tutti al mondo musicale dell'altro ed impariamo. Lì devi pelare e riordinare tutto.
-¿Qual’è il segreto per improvvisare nel tango?
-Devi prendere l’improvvisazione in sé. Non si tratta di improvvisare jazz, il segreto invece è improvvisare in linguaggio tanguero. Un modo è la modalità di tenere il ritmo con la mano sinistra. Diversi di quei precedenti e fraseggi li puoi prendere quale punto di partenza nelle cose che faceva il pianista Osvaldo Tarantino con Piazzolla. Quando ho cominciato io, la mia improvvisazione era molto jazzistica, ma dopo era apparso il tango. Per dieci anni mi son dedicato ad esplorarlo. Astor diceva che col jazz non potevamo competere, però col tango facevamo la differenza ovunque. Ed aveva ragione.
(*) Una doppia “A” è il bandoneón. La sigla “A.A.” riporta le iniziali di Alfred Arnold, il primo produttore ed esportatore di bandoneón in Argentina.
(traduzione di Pietro Adorni – 20/1/2010)
Con el tango hacemos la diferencia
El músico, radicado en Nueva York, recuerda su paso por el quinteto de Piazzolla y da las claves de su sonido
http://www.lanacion.com.ar/nota.asp?nota_id=1221943
Noticias de Viernes 15 de enero de 2010
El pianista se presentará esta noche con su Chamber Trío
Hace tres años, Pablo Ziegler encontró en Brooklyn el lugar para estar conectado con el mundo. "Estoy allá porque me queda más cerca de mi circuito de trabajo, que es Europa y Asia. Nueva York es una ciudad que me aporta mucho musicalmente", cuenta el pianista, que formó parte del legendario quinteto de Astor Piazzolla y que está por Buenos Aires para mostrar otra formación. Con el Chamber Trío, el pianista traza un plan más camarístico -por el sonido que aportan Héctor del Curto en bandoneón y la chelista coreana Jisoo Ok- mientras sigue buscando otros sonidos para el tango. "Sigo experimentando y me gusta el color que aportan las cuerdas. Trabajamos básicamente con mis composiciones y algunos temas de Astor", cuenta Ziegler en medio del ensayo, antes del show de esta noche en Notorious.
La última visita de Pablo Ziegler a Buenos Aires fue para una nueva reunión del Quinteto de Piazzolla con Gary Burton, una experiencia que había culminado en dos discos y que le sirvió al vibrafonista para acercarse al mundo tanguero. "A Burton le cuesta mucho el repertorio de Piazzolla, pero lo hace bien. En realidad él se cuelga del quinteto de Astor, porque a pesar que es uno de los mejores vibrafonistas, tuvo que aprender a tocar tango con nosotros; y cada vez que viene aprende un poco más".
- ¿Fue difícil seguir después de su trabajo con Astor?
-Para mí fue una etapa importante. Pero durante el quinteto ya tenía mucha música escrita y Astor lo sabía. El me daba manija para que componga temas. Mi primer disco, son todas músicas mías y es un cuarteto que no tenía bandoneón. Después de estar con Astor me costaba trabajar con otro bandoneonista.
-¿Cómo empezó el trabajo con la improvisación?
-Recuerdo un show en Montreal con el quinteto donde Piazzolla improvisó todo el solo de "Tristeza de un doble A". Es un tema de seis minutos que dura como veinte. De alguna manera la entrada mía y la de Oscar López Ruiz al quinteto empiezan a pudrir todo. Astor quería tener una apertura hacia el jazz en el sentido de la improvisación. Pero él siempre me decía que en vez de irnos para el lado del jazz, nos fuéramos para el lado del tango. Lo que él logró, yo lo fui replicando con mis músicos y así se fue armando una apertura hacia otro lugar del tango, algo que suena contemporáneo, y tiene que ver con la Buenos Aires de hoy.
Actualmente Pablo Ziegler recrea sesiones de jam tanguera en el club Jazz Standard de Nueva York. "Por ese ciclo pasaron desde Paquito de Rivera a Joe Lovano y Kenny Garret, entre otros. Todos se arriman al mundo del tango a través de la improvisación. A la vez todos nos arrimamos al mundo musical del otro y aprendemos. Ahí tenés que pelar y mandarte con todo.
-¿Cuál es el secreto para improvisar con el tango?
-Tenés que tomar la improvisación per se . No se trata de improvisar jazz sino que el secreto es improvisar con lenguaje tanguero. Una manera es la forma de mantener el ritmo con la mano izquierda. Muchos de esos antecedentes y frases los podés tomar como punto de partida en las cosas que hacía el pianista Osvaldo Tarantino con Piazzolla. Cuando yo empecé, mi improvisación era muy jazzera, pero después fue apareciendo el tango. Durante diez años me dediqué a investigar eso. Astor decía que con el jazz no podíamos competir, pero con el tango hacíamos la diferencia en cualquier parte. Y tenía razón.
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Pietro
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martedì 15 settembre 2009
Tango in Napoli
Spesso di ritorno dai mie viaggi per tango, mi porto nel cuore il nome di qualche ballerina con cui ho ballato e che mi ha risvegliato il mio spirito matrimoniale. Tutto questo a Napoli non mi è capitato, non per la mancanza di belle, brave e simpatiche ballerine, anzi. Questa cosa mi ha meravigliato. Che stia diventando Gay? Anche se alla provvidenza non c’è mai fine, il pensiero alle “belle di Napoli” mi lascia tutt’altro che tranquillo, mentre ad esclusione del mio compagno di viaggio non ho particolari ricordi dei “Guaglioni Napoletani”. Che cosa mi è successo? dove è finito il ballerino arcigno di montagna con il suo cuor leggero.
Stanotte dopo una cena alla genovese ( troffie al pesto, acciughe al limone e cima ripiena) mi è apparsa la verità, per due giorni sono stato rapito dagli organizzazione del Tanotango Festival. Questo gruppo ben organizzato di persone ti immobilizza per il tempo che trascorri con loro, in alberghi bellissimi, accolto già al arrivo da organizzatrici bellissime e gentilissime, con milonghe fatte in Castelli o Terrazze che solo il panorama è sconsigliabile a gente debole di cuore. La cosa più incredibile che riescono a fare, è quella di farti arrivare continuamente le cose meravigliose di questa città, le luci, i rumori e la gente ecc ecc. Tanto che anche completamente sbronzo sei pienamente consapevole di essere a Napoli, anzi nella meravigliosa Napoli. Gli stessi artisti a mio giudizio vengono trattati come i partecipanti, tanto da renderli molto più simpatici ed estremamente disponibili agli stage. Non mi sento di consigliare ad amici questo festival, è talmente unico nella sua eleganza, nella gente e ne modo di vivere il tango che A Me Me Piace! ma è una emozione talmente forte che bisogna essere pronti a viverla!!!
A.F.
P.S. Capasso ma caz.. ci fai in polentonia!?!?!?
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A.B.
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venerdì 27 febbraio 2009
Una domenica speciale!!
Per prima cosa dobbiamo ringraziare l'uomo che ha reso possibile tutto questo, Claudio Santi, vero talent scout di ballerini, scovati direttamente nelle notti di Buenos Aires....è a lui che dobbiamo una grande coppia "inedita", frutto di una intuizione lungimirante....l'Alieno Guillermo Berzins e la Divina Veronica Palacios!!!!....già avevamo avuto modo di ammirarli l'anno scorso, ma impegnati in percorsi artistici differenti...e c'erano piaciuti eccome...ma ecco l'idea: unirli in una coppia di ballo!...
Cominciamo dagli stages: le lezioni sono state davvero all'altezza, sono due professionisti di grande competenza tecnica e preparazione, sempre pronti e cortesi...devo dire di grande generosità..
…il Guille poi da veramente tutto quando insegna, se non lo si ferma, continuerebbe ad oltranza!!!
...unisce tecnica raffinata a grande eleganza, ed ha un capacità didattica veramente sorprendente data la sua giovane età...la spiegazione è sempre dettagliata, precisa, non ci sono zone oscure lasciate al caso...
…Veronica è molto attenta, professionale, sempre pronta, però è anche decisa, non te lo manda a dire….l’uomo deve ballare “con” la donna, sono aperta alle novità, dice, ma fino a un certo punto…non le garbano certe evoluzioni e convoluzioni di ultima generazione.. .deve esserci una connessione, un feeling… questo è ballare tango!!!…
..su questa non transige!!!…e ha ragione da vendere…con quello che si vede in giro!!!
tra l'altro il mercoledì precedente si erano esibiti al castelletto riscuotendo un grande successo, ho ancora negli occhi una milonga magistrale!!!...
...ballare con Veronica, che dire, è Divino!!!...quale soprannome fu più meritato??...io ho avuto più volte questo onore, e ne sono felice....ah dimenticavo Omar, il fidanzato di Veronica, anche lui ballerino di tango…..quando si è presentato al Castelletto mercoledì sera, subito un mormorio è corso fra le ragazze in sala: ..però c’è uno nuovo, e caspita che fusto…l’illusione è durata poco, un battito d’ali … eh si Veronica è impegnata, anche noi uomini mettiamoci il cuore in pace..
devo dire che Guillermo è uno dei pochi ballerini professionisti che, nelle serate in cui è ospite, non si risparmia mai, e invita le signore in sala...credo che questa suo energia e disponibilità non siano mai di facciata, ma molto naturali, lui è così, spontaneo,...non lo fa per compiacere, ma si diverte ballando...ha una energia davvero contagiosa..
un grazie va anche a Roberto, dj di eccezione direttamente dal Barrio de Tango:con lui la milonga si protrae fino alle 24 tra un buffet pantagruelico e belle tande!!!
Un ringraziamento speciale a Massimo Giarola e Michela Conti, che ci hanno ospitato…la sala è davvero bella, si balla bene…spero che siano stati bene anche loro…la serata è davvero riuscita…
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A.B.
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martedì 23 dicembre 2008
lunedì 22 dicembre 2008
AUGURI DI AF ALLA CIURMA

Cari amici è quasi passato un anno da quanto sono entrato a far parte di questo fantastico consiglio, nel mio cuore siete diventati la mia seconda famiglia anche se come tempo trascorso insieme, siete al primo posto. Credo che sia stato un anno di grande crescita per VDT e il gruppo ha retto alle mareggiate interne, il mio più sincero augurio, sicuro del successo che avranno i ns. prossimi eventi è quello di rimanere coesi e uniti per la voglia di stare insieme e non per obblighi istituzionali.
Caro Presidente oltre che augurarLe un felice anno nuovo spero che l’anno nuovo Le porti più tempo da passare a ballare con noi e in particolar modo con me.
Dr. Costa il mio augurio per il 2009 è quello che almeno tu in amore possa avere il successo che abbiamo sempre inseguito e quasi sempre sfiorato ma mai raggiunto.
Al amico Pietro sono sicuro che l’anno che verrà sarà sicuramente più sereno e felice.
Al Maestro Sciortino oltre che a un felice anno nuovo, spero di aver maggiori occasioni per stare insieme sia in milonga piuttosto che a tavola o al bar.
A Lia prometto personalmente la massima attenzione in cassa e credo che l’anno prossimo sarà un anno di piacevoli sorprese.
Susi se non ci fossi tu, che fine faremmo Io e Renzo? Nel 2009 potrai darti finalmente alla pazza gioia, tuo marito mi ha confessato che oltre a cercare di non impadellarsi come al solito, segretamente si è iscritto a un corso di nome “Lavo&Stiro”.
Caro Concari il tuo prossimo anno sarà di splendida forma, ora che hai avuto accesso alla cucina mediterranea di casa Capasso, inizierai a disdegnare al clasic du fetti en po’ et torta frittà, per passare alla pastiera, mozzarella e bufala pesce e i vini bianchi al posto del tuo amato lambrusco.
AB è ora di piantiamola, ti devi mettere a posto, non puoi andare avanti cosi!!!Per il 2009 la parola d’ordine è famiglia!!
Cara Ros ora che Concari ha violato anche la roccaforte di Collecchio, per la tua serenità dopo la milonga Illegal dovremmo inventare la Milonga Nascondida, che tutti sanno che c’è a parte uno!!
I mie sinceri auguri V.V.B.
AF
PS: AB: .....ma vaffa!!!!
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A.B.
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venerdì 12 settembre 2008
Fivizzano 2008 (dedicato a Claudio Santi) , A.F.
ricevo e pubblico da A.F.!!!
Non posso, il mio amore per Juana Sepulveda è troppo grande e anche se
avevo deciso di non andare sabato alle ore 19.00 mi metto in macchina per
Fivizzano.
Arrivo alle ore 22,30 anche perché la mia prostata non mi consente più
tirate molto lunghe e sono costretto a fermarmi in bar a Bore e a Fornovo.
L’appuntamento e in p.zza, al bar con le tende verdi e chiaramente tutti i
locali che danno sulla piazza hanno tutte le tende dello stesso colore,
comunque alla porta mi attende la mia ballerina di Parigi preferita, il
locale è pieno di tango avventori a me conosciuti, per questo prendo
posto contemporaneamente in due tavoli diversi. E’ quasi ora di partire mi
accendo l’ultima sigaretta prima di salire in macchina, quando eccola
spuntare in piazzetta è proprio lei Juhhana!! È mano nella mano con il
fratello stirato di Super Sabino. Il cuore mi si ferma per almeno 15
minuti e la gola si chiude come se avessi ingerito un polpettone intero
senza sugo. Vado al bancone con gli occhi rossi di rabbia e disperazione,
decido di affogare i miei dolori con due coca e rum in stecca, mi chiedono
€ 2,50 cad che quasi quasi mi viene la tentazione di fermarmi al bar
tutta la sera, alla fine il richiamo del tango è troppo forte.
Arrivo in milonga e già all’ingresso si capisce che non è una serata
normale perché c’è tutto lo stato maggiore di Mantova e Reggio compreso la
famiglia dei Marcelli e dei Bruni e lo Zio Re di Modena. L’aria
all’ingresso è già inrespirabile ci saranno almeno 35°, ma come cazzo si
fa a tenete tutte le porte di sicurezza, ad eccetto di una, chiuse a
chiave, per la paura che ci sia un furbo che possa entrare senza pagare,
hanno deciso di farci morire tutti dal caldo!!!
La sala e ancora abbastanza libera e decido di iniziare a ballare subito,
il mio primo invito è rivolto in zona barrio.(premetto che non verranno
espressi giudizi e riferimenti esplicito a ballerine, in primo perché non
mi ricordo un nome e in seconda battuta perché come ho ballato con una o
l ‘altra sono fatti personali e credo che sia estremamente maleducato
scrivere come mettono il piedi o e il loro codice fiscale chiusa
parentesi. Visto il clima caldo invivibile, metto in atto una dieta ferrea
che consiste nell’introdurre subito degli zuccheri ( un coca e rum) e bere
regolarmente ogni 45’ una birra.
Inizio nella lunga serata di ballo invitando a destra e sinistra usando la
metodologia del; mi sembri simpatica e non ti conosco. Ogni tanto ritorno
a casa invitando la mia ballerina preferita di Parigi, che insiste nel
continuarsi a farsi pestare i piedi per fermi sentire incolpa, io resisto
e per questo non avrà mai le mie scuse in tutta la serata. Arriva il
momento dell’esibizione mi guardo la prima passata di tutti i ballerini e
a parte Ciccio e il mio Amore, il resto mi sembra poco interessante, solo
la nuova coppia, balla il tango scenario e mi fa correre il pensiero al
Alieno tanto da provocarmi un nodo in gola. Decido di approfittare delle
esibizioni per fare il pieno di nicotina, cosi mi sposto sull’unica uscita
aperta che mi faccia intravedere la pista, non sono l’unico ad averla
pensata così con me c’è anche Ciccio, lo vedo e gli dico “sei il Numero
Uno”, lui mi risponde con un sogghigno “ehh ehh”. Mi piacerebbe tanto
chiedergli perché non risponde alle mie email, ma si sta preparando alla
sua esibizione e si vede che ha bisogno di concentrarsi e stare da solo,
nella ricerca della pace si nasconde dietro la palestra per ricaricarsi,
per poi riapparire come un razzo pronto alla partenza. Mi abbandona solo
quando salgono in pista la Montes e Arce per poi chiudere lui le
esibizioni delle singole coppie.
Riprende la milonga e stasera i Los Strimpellos mi sembrano meglio del
solito. Faccio una tanda lunghissima con una ballerina che pensavo di
Mantova, fino a quando non vedo quella che pensavo di avere invitato anche
lei in pista nello stesso momento.
Durante una tanda una ragazza gentilissima mi chiede se il giorno dopo
volevo partecipare a degli stage con lei, perché al ultimo momento è
rimasta senza ballerino, la cosa quasi mi imbarazza tanto che riesco a
dirle solo un “beh ohh” .
Trovo una ragazza di Milano molto simpatica e carina che invito
ripetutamente, con cui spendo anche una delle ultime tande, preso da
nuova infatuazione cerco di convincerla a venire venerdì prossimo a
Sant’Andrea e quando mi chiedo dov’è, gli rispondo che da milano e molto
più vicino di Parma.
Ho ballato tutta la sera e non ho trovato una ballerina che non sia valsa
la pena di ballare, anzi, sono le 6.30 e finalmente capisco la dota
nascosta di Dj Sabino, la tenacia, come musicalisador non mi piace e non
riesco ancora a capire come possa essere sempre presente alle rassegne
più importanti, solo a guardarci in casa a Parma e Reggio gente come La
Ros o il Gibo non ha niente da imparare.
Arrivo alla macchina la mia pressioni minima è 150 e la massima a 280
dopo 3 curve i valori sono già cambiati sono a 30min e 80max, decido di
riflettere nel sedile posteriore cosa fare, finita la mia riflessione
sono già le 9.30 è ora di tornare a casa!!!
A.F.
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A.B.
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giovedì 11 settembre 2008
Su Zerosette di questa settimana...
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ros
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mercoledì 3 settembre 2008
Mientras el brazo como una serpiente...
*Así se baila el tango. Tango composto nel 1942, testo di Marvil (Elizardo Martínez Vilas) e musica di Elías Randal.
** Abrojito: piccolo cardo selvatico, aderisce fermamente sulla superficie su cui si posa.
in foto el pibe avellaneda e veronica palacios (rossana capasso 2008)
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ros
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giovedì 21 agosto 2008
Saranno famosi....
non ci posso credere... su Repubblica di oggi....
http://parma.repubblica.it/multimedia/home/2759705
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vogliaditango
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giovedì 24 luglio 2008
Notti in città ballando il tango in piazza
Sono più di cento, si danno appuntamento via sms e di fronte al Duomo o alla Borsa improvvisano surreali milonghe urbane
C´è l´impiegato, il disoccupato, lo studente e la docente universitaria. Quelli di "Tango Illegal" non conoscono confini sociali, sono un microcosmo in cui età, professione, razza passano in secondo piano. Tra di loro nascono amicizie e amori: «Il tango intreccia le persone in ogni senso, dal piano fisico a quello spirituale. Capita di ballare per ore con la stessa compagna. Allora è facile prendere la sbandata, ma qui diventa violenta perché di mezzo c´è il contatto» confida Gabriele, 34 anni, operaio, uno dei padri, dice, «di questa holding del divertimento».Ancora alle due di notte è un via vai continuo: per uno che se ne va due ne arrivano. Dallo stereo continuano a sgorgare arie "del pensiero triste che si balla", come si definisce il tango nella tradizione porteña. Ma qui è solo allegria che sembra destinata a durare all´infinito, «almeno fino all´alba» come dice Diana, docente alla Statale. «Qualche volta abbiamo tirato fino alle sei del mattino. Il tempo di una doccia a casa e poi di corsa al lavoro» racconta Annarita, libera professionista. Chi passa di lì si ferma incuriosito. Tra gli spettatori, anche tre tecnici dell´Aem. Tutti rapiti dallo spettacolo surreale, dall´incantesimo che non si rompe mai: nemmeno quando da dietro l´angolo spunta la luce intermittente blu della polizia. La pattuglia rallenta, dà un´occhiata, fila via. Qui si balla. Vietato disturbare.Alle quattro del mattino sono rimaste poche coppie. Il Conte e Gabriele cominciano a raccogliere i resti. Dal baule di un auto spunta una ramazza. Tra poche ore, qui in piazza Affari, si gioca un´altra partita, «e noi vogliamo lasciare tutto come lo abbiamo trovato», dice il Conte. Saluta strizzando l´occhio, quasi volesse dire che la partita più seria è quella che si è appena conclusa.
(Gabriele Cereda per Repubblica, 18 luglio 2008)
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martedì 13 maggio 2008
A.F. .... aspettando Yanina e Gugliermo!!!!!
Giovedi scorso io e BA siamo stati ospiti di Claudio alla presentazione della 6 giorni delle rose . Nella splendida cornice del teatro di Fiorenzuola, condotta dall’inarrestabile Claudio Santi si è svolta assaggio degli spettacoli che si svolgeranno alla 6 giorni con danza, liscio e Tango.
Il tango è stato ottimamente rappresentato da Sara e Mauro e Gugliermo e Yanina con due esibizioni a coppia, al termine della spettacolo CS ha voluto farci partecipi pare alla milonga finale sul palco. Raggiunte le quinte,con un BA al suo solito molto titubante, questo gli costa praticamente la scelta delle ballerina, infatti Claudio viene scelto da Sara e io casco tra le braccia di Yanina.
Ya e Gu sono arrivati in Italia da poche ore sono molto belli e giovani e sono alla loro prima esperienza nel ns paese. Lo spettacolo sta volgendo al temine, Claudio ci invita sul palco, Mauro è temporeggia un attimo cosi partiamo io e Ya, le altre coppie ci seguono a ruota ci mettiamo sullo sfondo aspettando la fine dell’ultimo intervento parlato. Inizia la musica sguardo con BA e si parte. Meraviglie delle meraviglie due persone che vivono a migliaia di Km che non si sono mai e viste e conosciute, su un palco di un piccolo teatro pieno di gente riescono a ballare!!
A.F.
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A.B.
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venerdì 9 maggio 2008
...il tango al Teatro Verdi di Fiorenzuola!!!
..ieri con A.F. eravamo alla presentazione della 6 Giorni delle Rose al Teatro Verdi di Fiorenzuola, una importante manifestazione ciclistica su pista, l'ultima ufficiale prima delle Olimpiadi, con numerosi atleti olimpici in gara...padrone di casa era Claudio Santi, nostro stimatissimo socio di Vogliaditango!!!!
..eravamo certo una delegazione un po scalcinata, la prox volta portiamo un paio di belle ragazze che è meglio...tra l'altro ho conosciuto il padre di A.F., e qui buon sangue non mente:-)) ... era stato assunto per la serata come claque.... io per applaudire prima lo guardavo sempre...a un salto delle ballerine di danza classica si è sentito distintamente un: " oh madonna"..e poi è partito l'applauso
..ma cosa ci azzecca??...ci azzecca che Claudio è un appassionato di tango, Attilio Pavesi a cui è intitolato il velodromo è un italiano che vive a BA, e quindi il tango era presente ieri sera in teatro e sarà presente tutte le sera alla 6 giorni, dal 7 luglio al Velodromo di Fiorenzuola d'Arda...
devo subito dire che Claudio sta facendo una importante opera di diffusione del nostro amato tango, con una intelligente organizzazione alla 6 giorni,ricercando la cooperazione di 6 associazioni di tango delle zone limitrofe, sotto la regia della presidentessa di Almatango di Piacenza Sara Gagliano...un modo importante anche per conoscersi...
ieri sera tra l'altro il pezzo forte dello show era proprio il tango con Mauro e Sara, italiani, e Guillermo e Yanina, direttamente dall Confiteria Ideal, allievi prediletti del grande J.C.Copes...
Guillermo e Yanina saranno al Castelletto mercoledi 14, nostri ospiti con un grande show!!!...e qui la mano di Copes si vede eccome, stilisticamente rappresentano qualcosa di diverso da quello che abitualmente vediamo, sia nella declinazione nuevo che salon...tra l'altro due bellissimi ragazzi...è un tango che ha radici antiche, ma nato anche per i palcoscenici dei locali di BA..cmq ancora una volta il tango stupisce per la sua varietà espressiva..credo che questo aspetto rappresenti una potenzialità importante...il tango non è un monolite, come le persone non sono cloni le une delle altre...ognuno ha una proprio sensibilità.. e il tango in questo senso è flessibile, duttile, si presta a continue rivisitazioni... le "avanguardie" coesistono con le forme più classiche..il tango ha radici profonde e antiche
come dice Claudio "...quando entra in sala lui (Guillermo), sembra il padrone del mondo!!!"....a me sta cosa piace molto:-)))...devo lavorarci ancora un po su però
cmq ci siamo divertiti, abbiamo un po alzato il gomito dopo al rinfresco...segnalo un panettone farcito di salmone e uno di tonno..così chi ha orecchie per intendere... e non dico altro...
una cosa divertente: Claudio ha offerto a Mauro proprio il pezzo di torta con la sua immagine, generando così un eclatante caso di auto-cannibalismo tanguero!!!
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A.B.
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lunedì 5 maggio 2008
un sabato sera alle Conchiglie di Riccione
...è stata un serata interessante, in un contesto diverso dal solito per via dell'organizzazione...non tanguera, diciamo così..la sala era adeguata direi, c'era da sedersi, si è ballato bene...la pista in linoleum non era ottimale, ma neanche malaccio, a parte alcuni dossi tipo cuscino berlinese...
cosa insolita ma opportuna un certo punto c'è stato un richiamo all'ordine onde evitare di collisioni in pista...era la prima volta, ragazzi andateci piano coi piernazos:-))..in pista si deve circolare, fate delle camminate, passeggiate un pochettino che fa anche bene!
...erano presenti tutte le "delegazioni" tanguere più importanti; l'organizzazione, e questa era forse la novità più eclatante,prevedeva lezioni da parte di molti "maestri" italiani durante tutto il we e la loro esibizione il venerdi..
...con gli amici di parma, il venerdi sera abbiamo pensato bene di dedicarlo al pesce e alle bevute passeggiando per via Dante e via Ceccarini, le zone vip!...non si vive di solo tango...certe esperienze è meglio evitarle:-))
devo dire però che ho visto ballare sabato la coppia di Siracusa, e sono veramente bravi nel nuevo...da tenere d'occhio!
veniamo allo show di sabato sera: molto bene Arce, in grande forma con pantaloni alla zuava, a me è piaciuto molto Capussi con il suo nuovo show molto teatrale come di consueto del resto..peccato che non balli mai una milonga o un tango normalmente, al teatro Verdi a Cesena l'anno scorso lo aveva fatto...
...una delle coppie argentine, di cui non ricordo il nome, invece appariva subito piuttosto modesta, abb imbarazzante anche nella chacarera...nel tango c'erano evidenti limiti tecnici...non si erano mai visti prima..ma era forse meglio così...boh, da dove saltano fuori??!!!
la presentazione era sui generis per i tangueri, gli organizzatori venivano dalla salsa....cmq tenendo conto del prezzo della serata di 15 euro che appare non esoso visto l'andazzo delle serate di gala dei festival (di solito almeno 20-25), direi che è stata una buona milonga
la formula però dei pacchetti all inclusive per gli stages, 2 o 3 giornate, è un po discutibile, a me non piace personalmente..
voglio dire magari domenica una lezione con Capussi me la facevo prima di ripartire...
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A.B.
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martedì 29 aprile 2008
A.F. : Complimenti Delle Tanghere
Nell’ultimo periodo anche dovuto a una attività piuttosto intesa, il mio modo di ballare è migliorato, e mi capita quasi sempre più frequentemente di ricevere dei complimenti a fine tanda. Inoltre trovo che nei mie confronti le ballerine sono molto più gentili. Credo che questo atteggiamento sia dovuto a una forma di educazione e gentilezza presenti nell’animo femminile, mischiato a un po' di astuzia per accaparrarsi inviti a ballare per future milonghe. Questa mia nuova situazione di ballerino mi provoca una forma di Gasamento che con fatica riesco a contrastare, ma che abbia contagiato molti miei colleghi. Credo che non ci sia niente di sbagliato nel auto gratificarsi per essere bravi nel ballo, ma che mi porti fuori da quello che trovo unico in una serata di tango si. Recentemente ho analizzato in mio stato di eccitazione prima di arrivare in milonga, mi sono accorto che ero sicuro di trovare una ballerina che mi avesso reso una tanda speciale, regolarmente questo è accaduto, ma la cosa più stupefacente è che questa ballerina di volta in volta può essere una principiante, expert, giovane, meno giovane, amica o mai vista. Spero che le mie parole non vengano interpretate come quelle di un nuovo Gasato, ma di chi crede che nel tango ci sia un dilago che tramite il corpo arrivi all'animo delle persone.
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A.B.
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lunedì 22 ottobre 2007
Elogio della Milonga
Elogio della milonga
Questo articolo, scritto da Lidia Ferrari, è apparso su "Buenos Aires Tango", anno IV - numero 71 - Buenos Aires, Argentina
1. Quelle che seguono sono alcune riflessioni sul ballo del tango. Costituiscono una analisi di qualcosa che, paradossalmente, contrasta con l´analisi. Il tango, come tutti i balli, è una esperienza unica che racchiude in sé l´effimero del presente, la passione unica del corpo e il godimento intimo di ogni persona. Per questa ragione la sua analisi implica spogliarlo di quello che lo fa essere quello che é. Ma, eredi come siamo di una logica cartesiana che si è fatta carne e che separa la mente dal corpo, la maggior parte delle volte pensiamo senza tener conto del corpo e senza metterlo in gioco, così come altre volte, meno frequenti, non siamo che corpo che quasi decapita la mente.
Nel cominciare una riflessione sul tango, non posso evitare di parlarne in prima persona, anche se arriverò inevitabilmente a considerazioni più generali. Il problema sta nel fatto che è in gioco il mio corpo e la passione per il ballo, e quindi qualcosa di personale e unico. Per questo scrivendo su alcune ragioni del ballo, proverò ad avvicinarmi alle passioni che lo spiegano.
2. In generale chi balla il tango milonguero lo fa per scelta e per necessità. Può sembrare difficile l´unione di queste due opzioni. Si potrebbe dire che, quando si parla di necessità, non esiste possibilità di scelta. Però, citando Nietzsche, qualche volta "posso essere davvero me stesso quando liberamente decido della mia vita, pur necessariamente predestinata".
Vediamo dunque cosa intendo per necessità di ballare il tango milonguero e apparirà naturalmente chiara la ragione della scelta. Quando la passione è ballare il tango, ballarlo nelle Milongas, per goderlo in quanto tale, perché ogni abbraccio e ogni tango ballato ci porti la felicità dell´incontro singolare con la nostra compagna o il nostro compagno di quel momento, non possiamo non andare alla Milonga e offrirci questa possibilità.
Questo avviene perché è in gioco la passione del ballo in quanto tale, quella passione che ci porta a godere di questo unico o di questi unici tanghi che nascono in maniera meravigliosa, in modo occasionale e furtivo, con un imprevisto partenaire. Chi sogna sia questa la magia che può realizzarsi ogni volta che va a ballare, la magia dell´incontro e non la perfezione di una coreografia preparata, non può avere altro posto nell´anima se non per il tango milonguero.
Il problema, a mio modo di vedere, sta nel fatto che la espressione milonguero designa, apparentemente, uno stile e un modo di ballare tecnicamente differenti. Sebbene sia sicuro che lo stile e la tecnica possono essere differenti per chi deve ballare per uno spettacolo (come non potrebbe esserlo?), d´altro canto ciò che è in gioco è la differenza nel desiderio, nella intenzione, nel luogo e nei codici in cui si trova collocato chi va a ballare in una milonga. Sono convinta che la struttura del tango come ballo è la stessa con qualsiasi stile e qualsiasi tecnica, per lo meno quando si parla di tango.
Ballare in una milonga implica tenere conto della seduzione degli sguardi e dell´avvicinarsi fra persone che si desiderano per l´aspetto o per il modo di ballare; implica assumere determinati codici di convivenza:
* Ballare nella sala in senso antiorario perché ci sia un ordine: l´ordine necessario perché chi balla lo possa fare, senza dover essere più attento a non scontrarsi che a ballare.
* I codici dell´invito: con un cenno della testa, con lo sguardo, con un gesto o con l´invito verbale diretto (questo ultimo modo è fortemente criticato dai milongueri più tradizionali.
* Il guardare e l´essere guardati, come forma di relazione fra tutti i ballerini: sguardi di approvazione o di rifiuto, timidi o sospettosi, seducenti o odiosi, di solidarietà o competitivi.
* Gli intervalli (cortinas) fra gruppi omogenei (tandas) di tango, vals e milonghe, che permettono di cambiare il partner e alleviano la fatica.
Questi codici e altri che dipendono dal tipo di milonga e dall´atmosfera che si può creare, ci collocano in una organizzazione e ci fanno accettare regole che parrebbero limitarci, ma in realtà sono quelle che ci permettono, in quella situazione, di godere del ballo e, nella occasione propizia, di ballare il miglior tango della serata o della vita.
La necessità di assumere i codici della milonga c´è anche nelle nuove milongas, frequentate da persone molto giovani, che si stanno aprendo a Buenos Aires, perché necessariamente anche qui si devono trovare codici di interazione che, salvo piccole trasformazioni, conservano molto dei codici delle milongas tradizionali.
Può accadere che una coppia balli, occasionalmente, sola in casa: ma non potrà mai raggiungere l´incanto della milonga, che ha in sé tutta quella particolare ritualità del luogo, che fa si che l´incontro fra uomo e donna, con il tango come protagonista, si realizzi.
Chi ama ballare nella milonga e non muore per non essere su un palcoscenico, chi è sufficientemente umile per godere dentro di sé del proprio tango e non è smanioso per l´applauso degli altri; chi gioisce nel creare un ballo e non tanto nel dimostrare la propria destrezza, arriverà naturalmente, quasi senza saperlo, alla conclusione che il suo è il tango milonguero.
Naturalmente uno stile non è in contraddizione con l´altro, sempre che il ballerino abbia ben presente che i suoi desideri, il motivo per cui balla, il posto e i codici sono differenti nei due stili. Sono quindi il desiderio, l´intenzione, lo spazio e i codici a determinare la differenza.
Nello spazio chiamato milonga, e non nelle practicas, non c´è altra possibilità che ballare il tango milonguero: quello più stretto, dove l´abbraccio fra uomo e donna è più forte, dove non c´è spazio per coreografie prestabilite e dove la emozione dell´incontro (non solo per quanto riguarda il modo di abbracciare ma anche l´insieme del modo di ballare) può produrre una piacere irripetibile.
La situazione nel tango denominato fantasia, quello che si prepara per presentare in shows e spettacoli, è totalmente differente. Una coppia già formata, o che si costituisce proprio per esibirsi, presuppone una pre-visione, il sapere a priori quello che si vuole e quello che si va a fare, la pianificazione e la costruzione di una coreografia da mostrare ai potenziali spettatori. In ciò già si percepisce una delle differenze più importanti: da una parte una esecuzione pianificata, dall´altra improvvisazione e spontaneità. Che tipo di emozione può sorgere da questo tipo di ballo? Anche qui c´è una emozione, quella che viene, tra l´altro, dalla minore o maggiore perfezione della qualità con cui si realizza la danza coreografata e, naturalmente, l´approvazione e il riconoscimento degli spettatori. Queste sono soddisfazioni che, oltre alla retribuzione economica, sono tipiche del tango professionale.
Il tango milonguero, al contrario, si balla solo per affezione e per il proprio intimo piacere.
La sostanza nel tango milonguero o de salon sta nella necessità di goderlo nella propria intimità, crearlo e viverlo ogni volta che si balla, in ogni istante, per sè stesso.
Il tango shows o fantasia è ballato per essere esibito, per far sì che altri godano vedendo uno spettacolo. Sebbene lo sguardo sia fondamentale in ambedue i casi, perché anche nella milonga lo sguardo e i gesti di approvazione o rifiuto degli altri hanno molta importanza, in definitiva però quello che il ballerino milonguero desidera, è sentire il tango che balla nella propria intimità. Sulla scena la cosa più importante è che il ballo si veda al meglio, e se non lo si gusta non è fondamentale: dopotutto si sta lavorando.
I due stili, milonguero e fantasia, non sono radicalmente differenti, perché la struttura del ballo è in sostanza sempre quella del tango. In questo senso ci interessa affermare che, anche se lo stile e la tecnica possono fare delle differenze, sempre che si parli di tango, il ballo conserverà la sua struttura.
Si discute se il tango debba essere quasi tutto stile o quasi tutta tecnica. Penso che sia lo stile che la tecnica si basano su una struttura di ballo molto complessa. Nei decenni fra il 1930 e il 1950 tutti ballavano il tango, perché la gente era immersa nei codici popolari, dove questo ballo era passione e carne per ciascuna persona. Tuttavia, parlando con milongueri di quell´epoca, essi affermano che quelli che ballavano bene il tango, non erano molti. Tutti si muovevano al ritmo di quella musica, la coltivavano e sapevano ballarla. Però erano pochi i bravi ballerini, voglio dire quelli che si sottomettevano alla struttura del ballo, la inventavano e la ricreavano. La complessità di cui parlavo è insita nella struttura stessa del ballo. Con questo non voglio dire che il tango sia difficile perché richiede l´apprendimento di molta tecnica, molti passi e figure. Assolutamente no; quelli che passano il tempo imparando continuamente nuove figure, cercando di incorporarle senza nessun senso, non necessariamente ballano bene il tango. Mi riferisco invece alla forma dell´abbraccio fra uomo e donna nel ballo, alla complementarietà dei movimenti, allacciati e quasi ammanettati fra uomo e donna, i quali allo stesso tempo, devono conservare la loro differenza.
Mi riferisco al compito dell´uomo di invadere il territorio della donna, pur conservando allo stesso tempo uno spazio comune, dove si crea e si improvvisa, continuamente guidati da regole rigide.
Naturalmente questa complessità richiede una conoscenza della tecnica per poter ballare bene. Però la tecnica non consiste solamente in passi e figure. Un ballerino milonguero che balla molto bene il tango, non solo possiede uno stile preciso, ma anche, dentro una camminata molto semplice, ha una tecnica di passi, giri, modo di appoggiare i piedi e di fermarsi, imprescindibili per poter concretizzare il suo stile. Per questo motivo, il tango milonguero non è semplice da trasmettere, perché oltre alla tecnica, bisogna mostrare che lo stile si appoggia sulla tecnica.
Un buon ballerino può anche non conoscere molte figure oppure non farle, ma avere una tecnica impeccabile e nonostante il suo ballo appaia molto semplice, resta comunque di un´alta complessità. Quante meno figure utilizza, tanto più deve ballare con una tecnica corretta, per poter mostrare la sua precisione.
La tecnica è la logica pura (quasi matematica) che, sebbene il ballerino può non conoscere, consente di dominare la struttura del ballo, in cui sono inclusi, inevitabilmente, lo stile, la parada, la postura, la grazia.
Un porteno della calle Corrientes dalla tipica camminata (quasi non ne esistono più) possiede le condizioni ideali per ballare il tango, a volte possiede anche uno stile, però questo non è sufficiente per fare di lui un ballerino di tango.
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venerdì 5 ottobre 2007
Una musica che ci porta lontano
S'insinua fra corpo e mente, seduce nell’anima e trasporta il flusso emozionale nella danza dei colori, nel movimento dei segni, nel ritmo ossessivo di una musica che interagisce con lo spirito. E’ il tango argentino, apoteosi di sensualità, nella libera espressione di corpi fluttuanti tra note ribattute e ritmi serrati.
Una musica che ci porta lontano, in terre infuocate dalla passione e in luoghi dove il sincronismo dei passi a due, si protrae al di fuori del tempo e dentro le pulsazioni di una quotidianità dal sapore struggente.
Tango e pittura, esprimono l’identità di un paese sospeso fra profondi contrasti sociali e simmetriche analogie con le proprie origini autoctone, un racconto, dell’arte nel tango e del tango nell’arte di vivere la propria anima latina.
Un percorso estetico e musicologico che scandaglia la realtà e ne ricostruisce la struttura connettiva, con gli strumenti più consoni per esplorare e riportare in superficie l’essenza di un modo di vivere.
Colori e note in un reportage alternativo che assume toni narrativi, ma può, anche essere letto, come approfondimento ragionato sulla diversità intellettuale di un Paese dai confini labili.
Una cultura nata da un forte rapporto simbiotico con la tradizione, la concezione individuale e sociale, l’ostentata modernità e il riflesso di un futuro che avanza ma che rimane, comunque lontano.
La pittura e la musica, quindi, per un’indagine introspettiva orientata verso una verità storica intima e caratteriale e per restituire al tempo, in senso metafisico, il suo valore e il suo potere di attingere dal passato per vivere nel presente.
Il tango è una concezione di vita, è l’espressione socio – culturale di una terra, un pensiero, una simultaneità di suoni, forme e colori nell’interpretazione di musicisti come Astor Piazzola, Julio Roca, F. y J. De Caro, G. Matos Rodríguez e di pittori come Isabel Carafi, Giovanni Koralli, Sonia Delaunay, solo per citarne alcuni.
Stilemi incastonati tra le movenze di una danza carica di significati simbolici e una pittura densa e pastosa, che traccia sulla tela la biografia di un pensiero musicale ancorato alle radici “ dell’essere argentino “.
L’arte e i suoi percorsi ci conducono in un giro armonico dove contaminazioni e accostamenti singolari confluiscono nella spirale del desiderio. Pittura e musica in un dualismo cromatico dai timbri forti e dalle modulazioni risolte in un’astrazione materica.
E’ questa l’emozione del tango, trasfigurata da Sonia Delaunay.
Sonorità impetuose sulla tela, immagini in movimento tra suggestivi accordi musicali.
Spazi mentali trattenuti in un turbinio di corpi volteggianti e nell’ordine geometrico di forme concentriche, dove il movimento si fa cerchio, quadrato, rettangolo, scalfito nella luce e nel colore.
La pittura è dinamica, sospesa in forme coreografiche dall’intensità trattenuta in sfumature cadenzate.
Il colore, protagonista assoluto sulla tela come dentro la materia, si scioglie in vibrazioni e in contrasti lirici, tutto, diviene interazione di forme in movimento visivo dalla forte percezione sensoriale.
Sensazioni che si materializzano nelle figure di Isabel Carafi, cromatismo ricco, tono solare e taglio espressionista, per una sintesi dal forte impatto comunicativo.
Ballerini persi nella leggerezza onirica, movenze provocanti in sfondi irreali, donne complici di una gestualità che rimanda alla pulsione vitale dell’Argentina.
I colori brillanti, la plasticità dei volumi, il magma materico lentamente si staccano dai dipinti e dilagano tra le pagine musicali, tra le variazioni tematiche di melodie imbevute di spiritualità. Divengono tappeto sonoro caldo e avvolgente come il velluto, per acquistare spessore e valenza nelle composizioni orchestrali che hanno fatto la storia del tango.
Il Tango possiede una nobile tradizione musicale da ricercare nella poetica dei compositori "colti", come l'indimenticabile Astor Piazzolla.
Nella sua musica i ritmi sincopati si fondono magnificamente con le sonorità dell’orchestra sinfonica del '900.
L’amatissimo Concerto per Bandoneon (strumento simile alla Fisarmonica, ma con tastiera esclusivamente a bottoni, inventato nel 1840 dal tedesco Band e divenuto subito popolarissimo in Argentina) esprime al meglio tale sintesi, generando la “musica classica argentina”.
Una musica paragonabile a quella dei compositori legati alla matrice folklorica del loro paese d'origine (Bartok, tanto per dirne uno) e che ha fatto del tango, il ballo più amato del mondo insieme al valzer .
Il "Nuevo Tango", quello di Astor Piazzolla, ha una struttura musicale innovativa: dissonanze, improvvisazioni, struggenti e raffinate melodie, rocamboleschi fraseggi bruscamente troncati da dolcissime sospensioni, passioni intense e risoluzioni appassionate.
Strumenti espressivi estrapolati dalla musica "colta" e dal jazz.
Negli anni 60/70, il "Tango Nuevo" viaggia fra New York e Buenos Aires e poi per tutto il mondo, diffondendosi nei teatri e nelle sale da concerto come fenomeno musicale e cultura internazionale.
Al nome di Piazzola si aggiungono quelli di Francisco Canaro, Jose Maria Anguillar, Julio Roca, F. y J. De Caro, G. Matos Rodríguez, con la sua famosissima “La Cumparsita“ e tanti tanti altri. Partiture come piccoli gioielli, perle incastonate in un labirinto scenografico di vitalità che esplode nella musica come nella pittura.
Le copertine di questi capolavori sono frammenti di sogni, stralci di vita, ironici disegni, tratti riassuntivi di una poetica fortemente espressiva e comunicativa.
Copertine che non si limitano a contenere ma sono essi stessi arte, creatività pittorica come prologo a quella musicale.
Artisti che evocano paesaggi, situazioni, emozioni della loro terra, una musicalita’ dipinta da Isabel Carafi con pennellate vivide, tinte decise e tratti dal sapore appassionato.
Canzoni liriche sulla tela , immagini delle variazioni armoniche in una musica che lascia molto spazio all'improvvisazione del saxofono o della fisarmonica, a testimoniare l'apertura di Piazzolla verso il mondo jazzistico.
La formazione classica, invece, caratterizza la sua produzione più malinconica e riflessiva, come le particolari armonie applicate a numerose fughe composte secondo il modello bachiano.
Nel tango più di ogni altra musica, si riversa l’espressione mediterranea, culturale e storica di un popolo e di un paese.
Il tango è sentimento, emozione, arte che divora il cielo, magma incandescente che infiamma i cuori, malinconia che si spegne nei toni smorzati di cromie materiche.
E’ "un pensiero triste che si suona", parafrasando Discepolo, ma anche teatralità di un mondo che nelle sonorità di tale musica libera la sua essenza e dipinge la vita.
Un mondo che troviamo racchiuso nel preciso equilibrio dal sapore surreale di "Maria de Buenos Aires" prima ed unica "operita de Tango" che il musicista compose, eseguita per la prima volta nel 1968.
In poco meno di due ore di musica, danza e recitazione, ritroviamo tutta l'atmosfera dell'ideale artistico piazzolliano, articolato nella precisa, schematica struttura drammaturgica e rispecchiato in quella nebbia fascinosa di rimandi che tratteggiano i testi di Horacio Ferrer.
Il teatro diviene proscenio di una vita riflessa nella forza coreografica della danza.
Forma e corpo in trame sonore dove la melodia avanza e gli accordi sfumano in variazioni sugli stilemi socio – culturali dell’Argentina.
Un intrigo d’emozioni nell’ordine ritmico di movimenti che seguono il pensiero, rimangano trattenuti nella spazialità della mente ed esplodono nella libertà espressiva del tango.
Teatro, musica, danza e pittura, forza narrante, sincronismo ritmico, passione cadenzata, magma materico, per un frammento di storia a due voci: ragione e sentimento... nell’arte del tango.
Antonella Iozzo
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martedì 14 agosto 2007
I Cento Anni di EL CHOCLO
La storia di un tango senza frontiere
Lo interpretarono Troilo e Di Sarli, perfino Louis Armstrong e Julio Iglesias. Lo ballò Gina Lollobrigida. E’ il tango più ascoltato in tutto il mondo. Oggi è un emblema di Buenos Aires. Il 12 Luglio del 1917, in una intervista ne "La Razòn" ,che viene conservata tra le rare testimonianze, riportate dai periodici, del pensiero di Angel Villoldo, il musicista, poeta, cantore, attore e linotipista profetizzava la decadenza del tango, per lo meno sotto la forma fino ad allora conosciuta. "Chi si ricorda più il tempo della Recoleta? Tutto evolve, e non esiste alcuna causa perché il tango non obbedisca a questa legge", diceva Villoldo, che all’epoca già aveva creduto opportuno convertirsi alle canzoni leggere componendo per le dive dell’epoca Linda Telma e Teresita Zazà.
Il pronostico di Villoldo si compì a metà. E’ certo che le forme arcaiche del genere sono scomparse, e che la maggior parte dei tangos che a fine del secolo XIX animarono le tumultuose feste della "Recoleta" (alle quali concorreva, congiuntamente a impiegati ed operai, tutto il sommerso malavitoso", racconta Villoldo ) han finito col perdersi ne l’oblio. Una gran massa di tangos del 900( inclusi molti dello stesso Villoldo ), già riconducibili ai tangos creoli, fu allo stesso modo messa da parte dai repertori. Tuttavia, "El Choclo" di Villoldo sta compiendo un secolo in piena forma. Pochi tangos della sua generazione sono giunti fino a noi , e probabilmente nessuno con lo stesso vigore.
Anche se nella sua struttura originale lo si imparenta frequentemente alla habanera - la cui influenza si faceva ancora sentire -, El Choclo è uno dei tangos creoli più rappresentativo del genere. Però non è da meno il modo in cui, nella inesauribile varietà di versioni registrate in epoche distinte, ha finito per accompagnare i cambiamenti in un secolo di evoluzione strumentale e poetica; strumentalmente è un’eccellente esempio del tango come genere interpretativo, assorbendo i virtuosismi della sua evoluzione storica; poeticamente, attraverso successivi testi, di autori differenti, spaziò dal verso picaresco- una prima versione di Villoldo- alla evocazione autoreferenziale – la celebre partitura del Discépolo. L’arco si estende dalla storica versione di Angel Villoldo ed il sodalizio Gobbi al recente arrangiamento de " El Arranque". Dalla classica versione di Troilo – Beròn e del Di Sarli al curiosissimo adattamento di Louis Armstrong. Per menzionare due estremi: dalla registrazione che fece Julio Iglesias nell’asettico disco TANGO, alla interpretazione resa in POSTANGOS, in cui il piano di Gerardo Gandini ci porta a pensare alla opera di un prodigioso organista pazzo.
La storia del debutto de " El Choclo " appartiene in larga misura alla leggenda, accreditata dalla libera ricostruzione che dell’episodio fece Francisco Garzia Jiménez
( "Così nacquero i tangos" ). Febbraio del 1903, Novembre dello stesso anno, o in un imprecisato momento del 1905 sono alcuni dei riferimenti che abbiamo, oltre alcune improbabili date abbastanza anteriori. L’esistenza di alcuni programmi in cui figura una "danza creola" di Villoldo, segnalata da diversi autori come il volto occulto dell’esordio de "El Choclo", è stata discussa. Il collezionista Bruno Cespi – che può constatarlo, disponendo di un programma del caffè EL AMERICANO, opta per non considerarla determinante, però aderisce alla teoria per cui El Choclo si ascoltò qui per la prima volta nel corso del 1903, e come "danza criolla" così come figurano in alcune partiture dell’epoca, altri brani che sono chiaramente tangos. Ciò che lo stesso Villoldo raccontò conferma che fu presentato nel caffè - ristorante El Americano, Cangallo 966, dalla orchestra diretta dal suo amico José Luis Roncallo.
Ne "El Buenos Aires de Angel G. Villoldo", Enrique Puccia cita: " Si dice che Villoldo intitolò il suo tango El Choclo ispirato dalla pannocchia tenera del mais, la parte più contesa nella pietanza resa famosa dalla locanda El Pinchazo ".
La prima stesura del tango appartiene allo stesso Villoldo ( il quale probabilmente già ne aveva scritto una versione, e poi ne fece un’altra ancora, con il titolo Cariño puro, destinata a Los Gobbi): " a volte el choclo / arrostisce sulla brace / calma la passione / e felicità d’amor".
In un’altra versione, Puccia riprende le parole dette da Irene Villoldo, sorella dell’autore, che sostengono un’altra teoria per la quale "el Choclo era in realtà un personaggio ambiguo che aveva racimolato i suoi reales nei dintorni di Junìn e Lavalle, e che veniva così soprannominato a causa del colore dei suoi capelli".
Alla morte di Villoldo il cantante Carlos Marambio Catàn scrisse un nuovo testo ( Vieja milonga que en mis horas de tristeza / traes a mi mente tu recuerdo cariñoso)
Però la più longeva (" con este tango que es burlòn y compadrito/ se atò dos alas la ambiciòn de mi suburbio") fu scritta nel 1947 da Enrique Santo Discepolo, su incarico di Libertad Lamarque: "non so dir di no alla supplica di una donna", spiegò l’autore.
E’ uno dei tangos mondialmente più diffuso. Contende a La morocha la probabilità di essere stato il primo consacrato in Europa, tale è la presunzione di Francisco Canaro nelle sue memorie ( che si basano su una informazione che "se non è vera è ben trovata", dice Canaro).
A proposito de el Choclo in Europa, molti anni dopo, lo storico José Gobello riferisce: " nella trattoria di Firenze dove ero solito pranzare quando lavoravo in questa città (era il 1969) con il professor Giovanni Meo Zillio, il televisore diffuse ad un tratto le note de el Choclo. Il cameriere, che avvertì il mio gesto di compiaciuto stupore, mi disse, da dietro il banco: " La Cumparsita per lei". Lo ringraziai e lo lasciai nel suo errore".
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lunedì 13 agosto 2007
Nuovo Tango Uomo a Uomo...
Buenos Aires scopre la danza QUEER
Marcelo, 39 anni, architetto in uno studio nel centro di Buenos Aires è uno degli aficionados della «Milonga Marshall» e accetta con piacere di spiegare la filosofia del tango Queer, il movimento in crescita vertiginosa nella capitale della musica di Astor Piazzolla e Carlos Gardel. «Il tango è una danza dai movimenti speculari, i passi dell’uomo marcano quelli della donna. Qui, invece, si balla senza etichette e senza distinzione tra ruoli: ognuno può inventarsi il suo spazio all’interno della coppia e nessuno giudica il comportamento degli altri». Alla Marshall ci sono uomini che ballano con altri uomini, coppie di donne, donne che «conducono» il passo e uomini che fanno l'«ocho», il sensualissimo giro di gambe come se fossero ballerine provette.
Il pubblico è prevalentemente gay ma non solo. «Queer - spiega la fondatrice Roxana Gargano - è un termine coniato negli Anni 90 negli Stati Uniti per bollare come strani, eccentrici gli omosessuali. Connotazione negativa che il movimento gay ha voluto far sua per trasformarla in rivendicazione positiva della diversità. L'esigenza di associarlo al tango è venuta quando ci siamo resi conto che molti amanti di questo ballo venivano stigmatizzati nelle milonghe tradizionali, che sono ancora oggi profondamente conservatrici. Con il tempo, però, le cose cambiano». L’esempio a cui molti si rifanno è il tango elettronico; osteggiato all’inizio dai soliti puristi, oggi ospite fisso nei club tangheri dell’Argentina e del mondo intero. La «rivincita» del tango tra uomini, poi, va di pari passo con l’espansione del turismo gay a Buenos Aires. La capitale argentina è diventata da qualche anno la nuova mecca della comunità omosessuale così come lo è stata per molti anni San Francisco. Johnatan Martins è un collezionista d'arte di New York che da tre anni passa le sue vacanze in Argentina. È un visitatore assiduo della Marshall. «Questa - ammette - è una città totalmente “gay friendly”, con tantissimi locali notturni, bar, punti di ritrovo. C'è un gusto e un’attenzione particolare nei negozi di abbigliamento, negli hotel tematici, nei musei e un'apertura mentale che non è comune al resto dell’America Latina. Qui ho potuto imparare qualche passo di tango senza per questo sentirmi un marziano».
Quasi la metà del pubblico della Marshall è straniero. Europei, soprattutto inglesi, francesi e olandesi, ma anche molti sudamericani. Per i principianti ci sono le lezioni durante la settimana mentre gli esperti ballano il mercoledì sera, da mezzanotte fino all'alba. Le milonghe «gemelle», la «Brandon», la «Simon nel suo labirinto», il «Desvio», aprono negli altri giorni della settimana. «Le sale più famose della città - spiega l'insegnante e psicologa Mariana Falcon - non vedono di buon occhio il pubblico gay. La discriminazione va dall'occhiata alle spinte fino, ma sono fortunatamente dei casi isolati, all'invito ad andarsene. Non si rendono conto che chi impara a cambiare i ruoli all'interno del tango balla meglio e si diverte di più. I grandi ballerini spesso si cimentano nei passi della donna per perfezionare il proprio stile. Noi insegniamo a pensare senza codici, a liberare il tango del finto machismo che per molti anni gli hanno voluto cucire addosso. Un'immagine, tra l'altro, che non è mai esistita perché se si analizza i testi dei tanghi più famosi parlano di uomini soli e abbandonati da donne senza scrupolo o da una sorte crudele».
A fine serata si estraggono a sorte dei biglietti omaggio per spettacoli teatrali e un buono d'acquisto in un negozio di scarpe da ballo. C'è il tempo anche per un annuncio che quasi commuove i fedelissimi: una ragazza dello staff è stata invitata in Giappone per insegnare in una sala che vuole specializzarsi nel genere queer. Dopo i gemellaggi con Berlino, Stoccolma ed Amburgo è quindi la volta di Tokio. Sono già iniziate anche le selezioni per il primo festival internazionale di Tango Queer che si terrà, manco a dirlo, a Buenos Aires il prossimo novembre. «Più che una competizione - spiega Roxana Gargano - sarà una grande festa per stare assieme agli amici con cui da anni siamo in contatto. Il Festival di Tango organizzato dal Municipio di Buenos Aires chiude ogni anno con un gran milonga all'aria aperta vicino alla Plaza de Mayo. Non sarebbe male fare qualcosa del genere anche noi: un nostro personalissimo gay pride a ritmo di bandoneon nel cuore della città più tanghera del mondo».
18/02/2007 - La Stampa
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vogliaditango
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