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lunedì 12 gennaio 2009

VogliadiTango e Mensa di Padre Lino insieme!

Con colpevole ritardo, pubblichiamo la breve lettera autografa consegnataci in dicembre da P. Secondo Ballati, responsabile per la comunità dei Minori Francescani di Parma della Mensa di Padre Lino, ovvero l'ente benefico che nella nostra città dispensa ogni giorno pasti caldi alle persone bisognose:
"Carissimi, la Mensa di Padre Lino riceve la somma di € 392,00 e vi ringrazia di cuore, benedicendo nel Signore il vostro caritatevole gesto! Pace e bene a tutti voi!"
Come alcuni di voi ricorderanno, è questo il ricavato ad offerta libera che abbiamo raccolto assieme ai ragazzi di Barrio de Tango di Reggio Emilia in occasione della culinaria "Invasione del Barrio", ardua operazione bellica il cui obiettivo è stato dichiarato raggiunto dal gabinetto strategico di VdT, presieduto dal Feldmaresciallo Andrea von Ferrari, nel momento in cui Brindani Bruno s'è accasciato su uno dei divani, dopo la quarta porzione di cotechino, implorando pietà...

mercoledì 21 novembre 2007

Il diario di Andrea F.

Probabilmente è gia sabato 17 novembre, ma di ritorno dalla mia serata e mentre sto scrivendo questo mio “diario”, preferisco pensare che sia ancora venerdì 16. Finalmente una serata senza Tango, camino acceso e vino rosso, pennelli e candele, questa sera si dipinge in ‘Comunitad’ per spiegarsi meglio; ognuno ha un angolo di tela dove iniziare a disegnare quello che vuole e senza regole. Purtroppo la tela che utilizziamo e gia stata dipinta con soggetti e forme indefinite: appoggio il pennello sul quadro di improvviso quello che vedo su quegli incontri di colori esistenti, sono ballerine che ballano il tango. Provo con il pennello ad inseguirle nelle loro evoluzioni, ma mi sembra come se strozzassi il loro movimento, prova a cambiare pennelli tratto, colore, forza e intesità. Niente il risultato è sempre lo stesso. Mi fermo, ora basta! Invece di riguardare meglio il quadro, le mie attenzioni sono rivolte alla tavolozza, provo e riprovo fino a quando non trovo il colore che cercavo. Pennello a punta a larga o stretta non ha importanza. Decido di non seguire tutto quello che c’è gia sulla tela, e faccio finta di avere uno sfondo bianco: tratto grosso e spezzato curvo e sottile, ed ecco che come d’ improvviso da quello che disegno nascono nuove ballerine belle ed armoniose (come quelle di Voglia di Tango) accompagnate dai mie colori . Ecco e io che pensavo di passare una serata senza tango.

mercoledì 14 novembre 2007

Volver...

Aguilar... Stanza 205. Provenienza Argentina. "E' un'anziana signora molto gentile", m'aveva detto il mio collega. E 'sto fatto che fosse argentina non poteva non incurosirmi, ma ancora non ero riuscito ad incrociarla. Avevo controllato il planning e sapevo ch'era in check-out stamattina, non poteva sfuggirmi. E poco fa eccola! Mi riconsegna la chiave, l'aiuto a riporre le lenzuola nella cesta dello sporco, poi allunga l'orecchio e sente musica dalla reception... "Este es un tango"!
E' mattina presto, non c'è nessuno, ci concediamo un quarto d'ora di chiacchiere cullati da Fresedo. La sua nonna era di Busseto, dov'è nato mio padre! Si chiamava Leandrina Tovagliari, quando ne parla ancora le si bagnano gli occhi. E' lei che l'ha cresciuta quando papà e mamma andavano al lavoro, era lei che le canticchiava le arie di Verdi che tanto assomigliavano al tango, era lei che le parlava dell'Italia... E questa sera attende la telefonata di una signora Tovagliari di Busseto che ha trovato sull'elenco telefonico! Ha una vecchia zia che forse si ricorda di sua nonna o almeno le saprà dire dove viveva e chi può averla conosciuta. L'aveva promesso a nonna Leandrina e a se stessa che un giorno sarebbe tornata.
"Volver", mi dice, "volver a su casa"... e quanto chiaramente capisco ora il perché nel tango la parola "tornare" ritorni tanto spesso...

martedì 6 novembre 2007

Sono due anni che, per il ponte dei Santi e dei Morti, vado in quel di Siena ( sia in zona chianti o come ora nelle crete senesi) per una vacanza di tango,ovviamente. Tra parentesi sapete che i santi sono diventati santi perchè sono morti (non sono mai esistiti santi viventi). E allora mi chiedo: è meglio essere eventualmente santi o sicuramente peccatori?
La prima sera di milonga, ballo come al solito con diverse signore; poi mi prendo un attimo di tregua, sedendomi . E' una fila di sedie appoggiate lungo una parete. Vedo alla mia sinistra una bionda avvenente che si sporge e mi guarda con insistenza. Io, non per pudore ma per rilassatezza, distolgo lo sguardo ma annoto. Tutto ciò mi richiama Buenos Aires e le sue milonghe con le 'miradas', con gli sguardi che si intrecciano da una parte all'altra della sala ed inviano segnali che conducono attese e correnti umorali. La bionda signora era seduta ad una decina di lunghezze da me.
Alla tanda successiva la invito. Balliamo e mi ritrovo piacevolmente e misteriosamente avvolto dal suo profumo e dal suo abbraccio. E' lei che si insinua nella mia area e di conseguenza rispondo appasionatamente.
Finito il primo tango ci guardiamo negli occhi e ci sorridiamo, senza una parola. Poi riprendiamo il secondo tango. E' proprio bello, mi piace: c'è sintonia quasi complicità. Lei mi sussurra qualcosa che non capisco,con un'accento straniero,che mi sembra familiare. Quando finisce le chiedo se è argentina. No,mi dice lei, sono ungherese, della Transilvania. Allora io vedo che lentamente i suoi canini si stanno allungando,mentre lei mi sorride,seduttiva. Abbiamo ripreso a ballare e dopo è stato solo oblio!
Non ci crederete ma al mattino,al risveglio, mi sono guardato allo specchio; ero stanco,pallido ,emaciato. Mi sono accorto con stupore e con un brivido di paura lungo la mia schiena che avevo due piccoli fori sulla mia giugulare di sinistra.
Per il momento non ho ancora incominciato ad ululare e posso sopportare la luce. Ma attenzione, ragazze, perchè a mezzanotte mi si allungano i canini.
Costas

martedì 30 ottobre 2007

Tanguero y comprendiente

Entrare nel mondo del tango significa cominciare a masticare un po' di spagnolo. Perché, se proprio non hai la sensibilità d'un sasso, te lo chiedi cosa dicono quelli lì che cantano e che tu ascolti ormai a ciascuna ora di veglia che ti è concessa, del tutto sordo alle implorazioni delle tue figlie che vorrebbero cambiare CD anche solo per dieci minuti...
Solo che, come dire, qualche fraintendimento è possibile, direi umanamente comprensibile! Per esempio: ho mentalmente tradotto e inteso per diversi mesi "la noche che te fuiste" con "la notte che ci fosti". E pensavo che gli argentini avessero una consecutio temporum tutta loro. D'altronde se c'è un oceano di mezzo un motivo ci sarà, pensavo. Oppure il "compàs de la milonga", che ho creduto ad un certo punto che fosse il giro (in senso antiorario) della milonga. Perché da che mondo è mondo col compasso si fanno i cerchi e i cerchi son nient'altro che dei giri. Poi è arrivato non ricordo chi che su di un blog m'ha fornito una più dozzinale traduzione per cui, pare, il compàs sia il ritmo. E così via col vals sonador, che io ho tradotto lungamente in "il valzer suonatore". E poi, come la capivo io, la "bieca Buenos Aires", ovvero, potremmo tradurre, "l'infida capitale argentina". Ed io ad immaginarmi loschi compadritos che s'acquattano nei vicoli di San Telmo armati di coltello a serramanico per rapinare poveri milongheri al rientro dalla confetteria preferita, che com'è noto è il negozio di confetti dove s'usava, tra un bon bon e l'altro, ballare il tango...
Voi non ci crederete, ma da quando ho cominciato a tradurre giusto m'è svanito tutto un mondo di poesia!

venerdì 12 ottobre 2007

Ansia di M.A.M.M.A.

Maria Assunta Mia Madre Amatissima (d'ora in poi M.A.M.M.A.): "Da quando porti la giacca?".
Questo Ostinato E Limpido Tanguero (d'ora in poi Q.O.E.L.E.T.): "Eh... Da quando l'ho comprata".
M.A.M.M.A.: "Te l'ha scelta la ros?".
Q.O.E.L.E.T.: "Per forza, è di buon gusto!".
M.A.M.M.A.: "L'avevo capito, facevi senza dirlo".
Q.O.E.L.E.T.: "E allora perché me lo chiedi?".
M.A.M.M.A.: "Ma c'entra col tango? E non fare lo sgruso...".
Q.O.E.L.E.T.: "Ovvio che c'entra col tango. La giacca in milonga si porta per evitare di ballare sudato con la ballerina. Cioè, tu te la metti appena prima della mirada, che così il sudore sta sotto mentre balli, poi quando dopo c'è la cortina te la sfili che se no cuoci e te la rimetti alla tanda successiva".
M.A.M.M.A.: "Non ho capito niente".
Q.O.E.L.E.T.: "Eh, fai un atto di fiducia... Comunque sì, serve per il tango. Ma cos'è, ti dà fastidio che la porto?".
M.A.M.M.A.: "Ma no, anzi, che finalmente ti vesti da cristiano. Anzi, bisognerebbe che ti vestissi così anche al lavoro, che in fin dei conti sei il direttore e sembri sempre uno straccione... E' che ormai tutto quello che fai lo fai per il tango".
Q.O.E.L.E.T.: "Sei preoccupata?".
M.A.M.M.A.: "Mah... Non saprei...".

Se vi capitasse d'incontrare mia madre, metteteci due paroline buone per me.

lunedì 10 settembre 2007

Chapeau, Mariana!

Stage Arce/Montes, ci si aggoviglia nel tentativo di far entrare un gancio decente. Sto bene, sono con l'amore mio, c'è una bella intensità in ciò che facciamo e un'atmosfera rilassata e serena. La signorina Montes si avvicina ad un nostro cenno, le chiediamo lumi su 'sto rebote che non ci convince troppo. Ci osserva, vuol capire se marco giusto. E' a quel punto che si rivolge con un sorriso a mon amour e le chiede con gentilezza il permesso di ballare con me.
Beh, gente, m'ha colpito sta cosa... M'ha colpito la galanteria autentica e non affettata di quel gesto, l'andare oltre il contesto maestra/allievi aggiungendovi una sensibilità inattesa persino per chi l'ha ricevuta... E io che la facevo un po' altezzosa, tipo qualche capriccetto da prima donna! Chapeau, Mariana!

venerdì 31 agosto 2007

Vecchi amici

I tuoi amici, prima del tango... ovvero gli amici che non hanno contratto, felix culpa, la dipendenza da tango. Io li capisco. A volte vorrei anche scusarmi con loro. Che li si vede di meno, che tante e tante volte ti chiamano e t'invitano ma tu hai milonga quella sera. E sai già che ti chiederanno di rinunciare per una volta. E tu già sai che dovrai dire di no, lo sai ancor prima che te l'abbiano chiesto... E' brutto dire di no, in ogni caso. Ma un conto è dire no quando opponi un motivo comprensibile a chi il no lo riceve ("Scusami, ma non posso, ho un matrimonio"... "Scusami, ma non posso, mio fratello arriva a Malpensa e devo andare a prenderlo"...), un conto è dire no e sapere che chi ti ascolta si sente come preso in giro, come rifiutato per motivi del tutto irrazionali. Del resto il tango rimane incomprensibile ai più...
Ci sono momenti in cui ti scatta una specie di rabbia. Al decima richiesta di non andare via, di rimanere lì perché "ma scusa, ma siamo più importanti noi o un ballo?", ti verrebbe da scuoterli e urlare che non è solo un ballo, che loro non possono capire...

lunedì 27 agosto 2007

Lucianone due la vendetta!

Aggiornamento sul Lucianone! L'ho rivisto ancora a Modena, domenica sera.

Faccio io (d'ora in poi FI): "Veh Lucianone che ti controllo, t'ho fatto la macumba! A che punto sono le mie scarpe!".
Fa lui (d'ora in poi FL), ridendo: "Ma ciao! Ma stai tranquillo fino ad ottobre!".
FI: "Sei arrivato tardi (quasi mezzanotte, n.d.r.)".
FL: "Eh, ero a cena qui a Modena con un'amica, ci siamo persi in chiacchiere. Poi non lo so ma quel posto non riesco mai a trovarlo anche se ci sarò venuto cento volte. Come una maledizione, mi perdo sempre".
FI: "Veh Lucianone, ma prenditi un tomtom che ormai ce l'hanno cani e porci! Col lavoro che fai, sempre in giro, ti viene buono".
FL: "Ehhh!!! Ma ce l'ho già il tomtom!".
FI: "E allora? Come fai a perderti".
FL: "Ma prima mi si erano scaricate le batterie, non tenevano più, un casino. Poi però ce le ho prese nuove, adesso ci sta in carica".
FI: "E allora? Usalo santo dio!".
FL: "Ma te non sai la sfiga... Adesso che c'ho le batterie della madonna mi s'è rotto l'accendisigari della macchina. Ce l'ho sempre spento".
FI: "Ma te sei un mito".
FL: "Grazie".

Ma vi rendete conto che se non avessi cominciato a ballare il tango io il Lucianone non l'avrei mai conosciuto?

martedì 21 agosto 2007

Il Lucianone esiste!

Non riesco a credere ai miei occhi tangueri! Lui, il Lucianone, l'ologrammatico essere che, si narra, spaccia scarpe nelle milonghe, è di fronte a me... Me ne aveva parlato il Mirko di Modena, alias metacarpo al plutonio per via dei suoi indistruttibili avanpiedi, ma io non credevo esistesse davvero il Lucianone, pensavo invece che le scarpe di Mirko, per via del colore tutt'altro che appariscente, gli fossero state verniciate da un suo amico che fa il carrozziere per la Ferrari e non veramente confezionate su misura dal calzolario misterioso. E invece è lì, davanti a me, in carne e ossa... e quanta carne!
Mi avvicino al banchetto, vedo subito due scarpe da pinguino che un anno fa, se le avessi comprate, avrei poi firmato l'autorizzazione a farmi rinchiudere in un ospedale psichiatrico. Me le provo... le calzo... un guanto... ma cosa dico un guanto... una carezza... E ci faccio al Lucianone, che intanto eravamo diventati amici: "Prendo queste". "Sì ma son pronte a ottobre", mi fa lui. Io non capisco. La scarpa ce l'ho in mano, è reale, mica ologrammatica come lui! "Ma scusa, se prendo questa qui non va bene?". "Eh - fa lui - ne ho solo una di queste. E poi non ti va bene, perché tu c'hai il collo alto". Fatto sta che mi fa sedere, apre un foglio bianco dimensioni A3 e mi prende la forma della pianta, un po' come io disegnavo la forma della mia mano da piccolo... Poi misura la circonferenza del collo in due punti e lì scopro che c'ho un piede più magro dell'altro. Compiliamo l'ordine, in religiosa concentrazione. Si vede che il Luciano ci mette del gusto in quello che fa. Io ancora non capisco perché fa solo una scarpa per volta, invece che due come tutti i calzolai sani di mente. "Ma perché non ne fai un po' pret-a-porter?", gli chiedo ingenuamente. "Eh, dopo mi tocca girare con il carretto!". Ha ragione il Luciano, se ne facesse a paia sarebbero il doppio di una scarpa singola... geniale!
Io adesso c'ho già la smania. Che si narra che Luciano a volte abbia tempi di consegna biblici, che lui già facesse scarpe per el cachafaz ma che non abbia fatto in tempo a consegnargliele per via della guerra mondiale... E ma io gli sto addosso come un cappottino, gli faccio una macumba che per i primi di ottobre... spettacolo!

sabato 11 agosto 2007

Zapatas de tango

Sto assistendo alla lenta agonia delle mie prime scarpe da tango. Che poi in realtà non sono scarpe da tango, ma le calzature che indossavo il giorno del mio matrimonio. Quelle scarpe, per intenderci, che compri per la grande occasione e poi calzi solo in occasione d'altre occasioni, vale a dire battesimi, matrimoni, funerali ecc ecc. Quando iniziai il mio primo corso di tango, il maestro ci spiegò che l'uomo doveva indossare zapatas con un pochito de tacco e muy muy comode. E le mie comode non erano, che anzi l'unico godimento era levarsele alla sera, però il tacco l'avevano ed io, che ancora non sapevo quanto la mia passione tanguera m'avrebbe posseduto, non avevo nessuna intenzione di cavare dalle tasche un centone per un paio di scarpe da pinguino.
Fatto sta che a furia di dai e dai, non solo la passione tanguera mi possedette, ma le zapatas in questione si fecero pure più morbide e via via più usurate. Fino a che, qualche mese fa, mia madre, mentre me le lucidava colta da umana compassione, mi disse che sarebbe stato meglio rifarci il tacco ma che forse non ne valeva la pena, visto che la suola era ormai sottile e presto si sarebbe bucata per vecchiaia... Quindi, ho pensato, siccome mia madre di scarpe ne sa un tot, tiro diritto, le lascio agonizzare, poi scucio il centone per le mie prime vere calzature tanguere (non da pinguino)!
Però 'ste scarpe son padane, le fa una ditta che si chiama Valtaro, ovvero son dure a morire. Che ormai la suola è una velina e s'è staccata dalla tomaia, e quando vado taconeando spesso mi si apre che sembra addentare la pista, tipo Chaplin in Luci della Città. E la punta è talmente sdrucita che mi aspetto faccia presto capolino l'alluce! Insomma, agonia pura...
Ma quando ci farò il funerale sarà in pompa magna: le adagerò nel sacello, cioè nella loro scatola, e le poserò nella scarpiera ardente, dove sarà un pellegrinaggio continuo di altre scarpe che, entrando ed uscendo, recheranno omaggio alle mie prime eroiche zapatas de tango. Hasta siempre, companiera zapata!

domenica 3 giugno 2007

Diario parigino

Parigi è ventosa, fredda e c'è parecchia gente incazzata: Sarkò ha vinto le presidenziali e Belleville, il quartiere dove abbiamo trovato albergo, è strapieno di immigrati che con il nano ungherese ci farebbero il sapone. C'è la polizia in equipaggiamento antisommossa e i giovani dei centri sociali che fanno casino... Si decide di andare in milonga per la seconda volta. Dopo la prima sera al "Le Latina" mi chiedo dove sia 'sta grandeur tanguera di Parigi: io ho visto solo casi sociali e psichici e il livello non era granché... Arriviamo al "Neuf Billiards", in una piccola stradina della "nostra" Belleville. Stile dimesso, è un pub con nove bigliardi (ma daaaiiii!!!) spostati contro il muro per far posto ad una pista a forma di elle con alcuni pali in mezzo. Pavimento in legno piuttosto sconnesso. Insomma, ci sono tutti i presupposti per una milonga di merda... Si pagano cinque euri e mezzo per l'ingresso, e quando ci andiamo a sedere per il cambio scarpe c'è ancora poca gente. Però quelli che ci sono son mica male, il livello è buono, e più tardi arrivano più sembrano bravi di ballare. Odo anche suonar cortine, a differenza della prima sera, il ché mi consola; non ci caga nessuno e considerato com'era andata la volta precedente tutto sommato nemmeno mi dispiace troppo. La pista è affollatissima, la nostra curiosità è subito attirata da una ballerina vestita e acconciata da uomo che balla da uomo. E balla da Dio, è davvero bravissima (pardon, bravissimo). Ma è una donna o no? Si apre il dibattito, io son più per l'uomo. Ci passa vicino e nonostante la penombra vediamo i reggenti del reggiseno sotto la camicia... è donna, non ci son cazzi (letteralmente parlando...). Balliamo un po' ma per noi italioti abituati a piste ben più libere e senza pali in mezzo è dura. Poi qui son davvero bravi, ci sentiamo un po' a disagio...Ad un certo punto entra una copia in brutto ed in piccolo di Ben Harper, con lo sguardo incazzoso e il passo da camionista. Tutto ciò che tu crederesti contrario al tango, insomma. La R. fa: "Ma non sembra Sebastian Arce quello lì?". Anche U. conferma la somiglianza. Ma io, che di tango ne so un tot, li smerdo: "Ragazzi, io Arce l'ho visto dal vivo a Mantova e non è certamente lui! Arce, prima di tutto, è più basso e poi non è che sia 'sta gran bellezza, ma nemmeno può essere quel cesso lì. E poi, se quello è Arce questo aborigeno panzone che sta entrando chi cazzo è, Ciccio Foruncolo (Chico Frumboli, n.d.r.)!?". Siccome ho alzato un po' la voce, anche perché non pensi mai che all'estero uno capisca l'italiano con accento parmigiota, l'aborigeno panzone si gira e mi squadra malissimo. In quel preciso istante spunta Mariana Montes da dietro la mia seggiola e va a salutarlo. E da qui son uccelli per diabetici (cazzi amari, n.d.r.).La nostra serata prende una piega surreale. Io vedo Anibal Troilo che passa dall'altra parte della pista e mi pare di scorgere le sagome di Hitchcock e Cary Grant che si fanno un goccio al bancone del bar. La R. vede Orlando Bloom che balla un tango con una sconosciuta ballerina, mentre U. si sganascia dalle risa in preda a convulsioni isteriche. Ci chiudiamo in una condizione di autoarchia assoluta, sperando di non essere visti da nessuno, e se balliamo lo facciamo solo tra di noi. Nel frattempo Frumboli non lascia la pista un secondo e utilizza la sua ballerina come arma impropria abbattendo le coppie circostanti con ganci ad altezza giugolare. Come ha iniziato a ballare lui, altri tre/quattro pezzi da novanta (nel senso dei chilogrammi) o anche più si sono aggiunti alla pista e ballano un tango nuevo molto aperto e soprattutto molto deciso. Realizzo immediatamente che finire in mezzo a due coppie così può risultare fatale...Poi però, ed io sono noto per andarmi a cercare il freddo per il letto, il mio orgoglio nazionalistico prende il sopravvento e sento che nemmeno con una testata al petto questi francesi potranno fermarmi. Io devo uscire dalla milonga avendo almeno invitato una ballerina! Devo!!! Ce n'è una che in effetti mi fissa con occhio bovino da circa mezz'ora e la sua mirada è discreta ed elegante come Alvaro Vitali. La cosa non mi convince del tutto, anche perché la R. insiste a dire che secondo lei è psicopatica e la fissità del suo sguardo ha basi patologiche. Ma io son testone e mi conquista il pensiero che, se non altro, vista la decisione della mirada non mi beccherò un no nei denti, che per un ballerino è sempre abbastanza avvilente. Mi avvicino e la invito. Lei si alza con sguardo sdegnoso, ma comunque si alza. Le chiedo immediatamente scusa per non parlare il francese, ma dalla sua risposta capisco che ho beccato l'unica francese al mondo che parla un buon inglese... Primo passo, breve camminata, ocho atras. Lei si ferma in mezzo alla pista e mi dice che col braccio destro la disturbo. "Più morbido, non tirare così". M'innervosisco. "Le spalle, gira le spalle se chiami un giro". M'innervosisco. "Noooo!!! Ma cos'è, più morbido, lasciami il tempo di finire il passo!!!". M'innervosisco. Finisce il primo tango. Di fronte a me due opzioni: 1) bel destro secco piantato in mezzo alla fronte; 2) saluto riverente e sganciamento immediato. Ma una tipa dell'organizzazione irrompe in mezzo alla pista e si crea subito un ampio spazio vuoto. "Un'esibizione di Ciccio Foruncolo", penso tra me e me. "Me la guardo qui dalla prima fila poi saluto e vado (l'opzione 1 l'avevo nel frattempo scartata). La tipa parla veloce in francese e mi pare di capire che dia informazioni di servizio. Termina con un mercì e la musica riprende immediatamente. La mia ballerina dagli occhi bovini si gira e apre gli arti superiori in attesa del mio abbraccio. Ripenso brevemente all'opzione 1 ma la ronda delle altre coppie ha già ripreso e mi ritrovo a ballare con lei un secondo tango. Ricomincia la solfa: "Nooo!!! Non così, mi sposti, devi lasciarmi libera, ma cosa fai, lasciami finire il mio passo ecc. ecc.". Il suo volto assume espressioni via via più disgustate e la sua voce un tono sempre più isterico. Colto da disperazione e vittima del mio solito incurabile buonismo, al suo ennesimo vagito per il mio braccio destro che la strattona tento una sortita pacificatoria: "Excuse me if I do not respect your ass". Che nelle mie intenzioni voleva essere un "Scusami se non rispetto il tuo asse", mentre invece (e me ne accorgo subito dalla sua reazione stranita) le ho detto "Scusami se non rispetto il tuo culo". E da qui in poi va tutto in vacca. Tento di suggerirle il suicidio avvicinandomi sconsideratamente alla ballerina di Frumboli che mena ganci a tutto spiano, ma l'operazione non riesce. Tento allora di stritolarla sotto un pancione di colore alto due metri che avevo notato per le sue amplissime ed improvvise aperture, ma anche qui mi va male. Finisce quel maledetto tango, odo la liberatoria cortina che mette fine all'incubo. Mi sgancio dalla tipa che si volta e se ne va lasciandomi solo e inebetito in mezzo alla pista. Vado a sedermi, la R. mi chiede com'è andata. Non ricordo la mia risposta...