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giovedì 25 febbraio 2010

BANDONEÓN – Mario Benedetti

BANDONEÓN – di Mario Benedetti

Mi rompe ammetterlo
ma anche la vita è un bandoneón
c’è chi sostiene che lo suoni Dio
ma son sicuro che sia Troilo
giacché Dio suona appena l’arpa
e male
Sia quel che sia, è certo
che ci tende in un solo movimento purissimo
e poi ci riduce da poco a quasi nulla
e certo ci strappa confessioni
lamenti che son fragori
vertebre di allegria
speranze che tornano
come figli prodighi
e soprattutto come i ritornelli

Mi rompe ammetterlo
perché è certo che oggigiorno
pochi vogliono esser tango
la tendenza naturale
è esser rumba o mambo o cha-cha-cha
o merengue o bolero o forse casino
alla peggio valsecito o milonga
paso-doble mai
ma quando Dio o Pichuco o chiunque sia
prende tra le sue mani la vita bandoneón
e le consiglia di piangere o gioire
si avverte il tremendo onore d’esser tango
e si lascia cantare e neppure si ricorda
che, là, aspetta
la custodia.

(*) Pichuco: soprannome di Anibal Troilo.

(traduzione di Pietro Adorni – 22/2/2010)
BANDONEÓN – Mario Benedetti
me jode confesarlo
pero la vida es también un bandoneón
hay quien sostiene que lo toca dios
pero yo estoy seguro que es troilo
ya que dios apenas toca el arpa
y mal
fuere quien fuere lo cierto es
que nos estira en un solo ademán purísimo
y luego nos reduce de a poco a casi nada
y claro nos arranca confesiones
quejas que son clamores
vértebras de alegría
esperanzas que vuelven
como los hijos pródigos
y sobre todo como los estribillos
me jode confesarlo
porque lo cierto es que hoy en día
pocos
quieren ser tango
la natural tendencia
es a ser rumba o mambo o chachachá
o merengue o bolero o tal vez casino
en último caso valsecito o milonga
pasodoble jamás
pero cuando dios o pichuco o quien sea
toma entre sus manos la vida bandoneón
y le sugiere que llore o regocije
uno siente el tremendo decoro de ser tango
y se deja cantar y ni se acuerda
que allá espera
el estuche.

mercoledì 20 gennaio 2010

Ritmo e melodia

E permettetemi un grazie grandissimo al nostro amico Mario, che ieri sera ci ha proposto un partecipatissimo incontro sul tema di "Ritmo e melodia". E' bellissimo accorgersi quanto il piacere e il godimento di una cosa cresce col crescere della conoscenza che noi otteniamo di essa. Battere e levare, battuta e quarto, armonia e melodia, tempo forte e tempo debole... Da ieri un bel gruppetto di noi ha un po' più di dimestichezza con questi termini. E sono certo questo gruppetto non vede l'ora arrivi martedì prossimo, c'è ancora tanto da imparare e condividere!
Credo che un'esperienza come questa debba essere non solo ripetuta, ma divenire organica ad un corso di tango, al costo di costringerci qualche volta legati ad una seggiola invece che a zampettare su di una pista... Ma a volte è bene allenare il nostro cervello oltre che le gambe! Ne parleremo in associazione, fare tesoro di una bella novità è sintomo d'intelligenza!
Comunque, per la cronaca, sono andato a letto ieri sera che ancora con le manine battevo pum pu-pu-pu pum pu-pu-pu pum pum pum...

domenica 20 settembre 2009

Heisenbertango

Più calco indegnamente le piste delle milongas, tanto più mi sovviene il pensiero che ci sia una certa correlazione tra il teorema di Heisenberg ed il tango. Tento di spiegarmi meglio: il fisico tedesco sosteneva che la misurazione di due grandezze incompatibili era impossibile, in quanto l'osservatore disturba necessariamente i termini della misurazione stessa. Bene, credo che succeda un po' la stessa cosa quando al centro dell'esperimento è il tango!
Qualcuno sa dirmi quando appare nella storia del tango l'uso delle esibizioni? E' questa una moda che nasce in Europa oppure è già Rioplatense, ovvero appartiene alle origini? Non mi si fraintenda, non dico e non sostengo che le esibizioni siano da aborrire o abolire, ho contribuito ad organizzarne anch'io e mi piace guardarle quando non durano troppo. Solamente mi pare che nel momento in cui la pista si svuota e due professionisti ballano per un pubblico, beh, in quel momento si stia inscenando un qualcosa di bello ma che c'entra poco con il tango (quello milonguero). Perché più lo ballo e più sento che si risolve tutto, croce e delizia, nella coppia che sei in quel momento! E' tutto lì, in quell'abbraccio che ti lega ad una persona magari sconosciuta per due o tre minuti, è una forma di comunicazione che ti sorprende e ti stupisce, che non usa parole e ti svela la persona che hai di fronte in molteplici significati che, forse, prima non avevi nemmeno immaginato. Il pubblico di fuori? Scompare... Non che il tango sia affare esclusivo di coppia, anzi, è e rimane un ballo sociale, ci mancherebbe! Ma in pista no, in pista c'è solo la coppia. Intorno c'è un mondo di amici e persone che si rimaterializzano solo quando attacca la cortina...
Quando guardo una coppia di professionisti che, ad esibizioni terminate, vivaddio balla in milonga, quasi mi nascondo. Lo faccio di sottecchi, mi sento un po' colpevole, poiché mi sembra di violare l'intimità di due persone coinvolte in qualcosa che riguarda loro due solo, come di due persone che sono immerse in una conversazione vera e profonda, e che quindi ti guardi bene dal disturbare infilandoti tra loro per capire di cosa mai parlino. E ciò mi succede, ovvio, anche se a ballare non sono due professionisti! Si deve guardare una coppia che sta ballando con rispetto e discrezione, ne sono sempre più convinto!

sabato 11 aprile 2009

Lettera aperta di Pedro "Tete" Rusconi

Lettera aperta di Pedro "Tete" Rusconi per chi vuole imparare a ballare tango

“Non travestiamo il tango perché lo roviniamo. Senza voler offendere nessuno, io amo il tango.
Non rimprovero nessuno, ma non travestiamo il tango.
Il tango si può ballare in mille modi, però i nostri piedi devono toccare la terra. Sempre.
Nella terra troviamo l’energia ed è lì che balliamo la musica.
Non perdiamo il piacere di ballare “pisando el suelo”.
I giovani di oggi ballano per aria. Tutti voi siete capaci di fare cose molto belle.
Fatele senza sollevare i piedi da terra, come i grandi maestri.
Le battute e la melodia del tango sono molto speciali, è un peccato perderli.
Sia sul palcoscenico sia sulla pista il ballerino deve vivere sempre la musica.
Per favore svegliatevi e capite cosa state facendo.
Io vi parlo col cuore…

Il Tango si balla in due. Senza la donna non c’è ballerino che possa ballare…
Nell’ insegnamento del tango non è corretto insegnare il passo senza musica, non si insegna il passo per il passo.
Senza la musica non c’e ballerino, né tango, né maestro, né allievo.
Se c’è qualcosa che un maestro di tango può trasmettere, quel qualcosa glielo ha dato la musica”.

martedì 5 agosto 2008

Osmar Maderna

Sto sviluppando una sorta di ammirazione adorante per il pianoforte di Osmar Maderna... Non per il piano in sé, capitemi, che sarà pure stato carino, ma per il suo modo di suonarlo. E' fantastica la sua capacità di dialogare con gli altri strumenti, e penso in particolare, scrivendo queste righe, all'orchestra "stellare" di Miguel Calò.
Maderna non entra mai di prepotenza con un solo eccessivo, mai picchia forte sui tasti. Mai ampolloso o enfatico, Maderna al massimo ricorda la sua presenza a chi ascolta con un raffinato accordo in sesta alla fine del tango, come una leggera firma in calce ad una poesia...
Maderna è come quel commensale che chiosa con intelligenza i discorsi dei suoi compagni di tavola, capace com'è di far salire in arguzia e intelligenza il tono della serata cucendo insieme in contrappunto le parole altrui. Mai alza la voce, mai s'impone per essere ascoltato, non ne ha bisogno.
Giocare con i piedi sul piano di Maderna è uno dei più raffinati piaceri, io credo, concessi ad un ballerino di tango. Io ne vado matto!
La cosa strana, ma che forse strana non è, è che Maderna mi affascina proprio per essere così diverso da me. Che non suono il piano, sia chiaro, ma che in compagnia ci entro delicato come Gentile entrava su Maradona ai mondiali dell'82. Tanto sono impulsivo io quanto è misurato lui, tanto spesso a sproposito io quanto sempre leggero lui: forse che gli opposti si attraggono?
Scordavo: dal modo di Maderna di suonare il piano si capisce perfettamente e senza dubbi che gli piaceva la granita al caffè... Non chiedetemi il perché ma io lo so per certo!

venerdì 25 luglio 2008

Tango Queer...



Grazie al video suggerito da chiara-bubamara approfitto per chiedervi cosa ne pensate del 'tango queer', cioè del tango ballato con persone dello stesso sesso, con possibili scambi di ruolo.
Io lo trovo decisamente affascinante. Ricordo come a Parigi io abbia desiderato fortemente l'invito, tra tutti, di una donna (in assoluto il miglior ballerino in pista) - e che purtroppo non mi ha degnata di un solo sguardo :-(
Trovo anche sia una esperienza svincolata dalle proprie preferenze sessuali. Un modo di vivere il tango al completo, senza rinunciare a nessuna delle sfumature che il ruolo maschile e quello femminile offrono... l'ascolto e la creatività. Per non parlare dell'insegnamento che ognuno trarrebbe dal vestire i panni dell'ALTRO...

lunedì 24 marzo 2008

Perché il tango...

Non credo sia semplice rispondere alla domanda "perché il tango"... Mi sono avvicinato al tango per rimanere vicino ad una donna, la splendida donna che oggi è mia compagna e il grande amore della mia vita. Ma poi il tango mi ha preso, mi ha conquistato tanto che oggi tutto il mio tempo libero è immolato sull'altare del Moloch-tango in un olocausto che rasenta forme patologiche e lascia amici e congiunti del tutto allibiti e sinceramente preoccupati per la mia salute mentale. E questo folle rapimento pare del tutto irrazionale non solo a chi lo vede dal di fuori, ma è difficilmente spiegabile anche a me stesso che lo vivo, o meglio me ne faccio vivere...
E allora: perché il tango? Permettetemi l'azzardo di una risposta rischiosa ma filosoficamente fondata... Credo che in chi si lascia avvolgere e fascinare dal tango sia forte quella nostalgia di una comunicazione vera e perfetta tra uomo e donna, comunicazione che Aristofane nel mito descriveva raccontando di primitivi androgini separati loro malgrado e poi eternamente ricercantesi. Decenni di sacrosanto femminismo e rimescolamento di ruoli hanno cambiato le carte in tavole: oggi l'essere uomo o donna ce lo si gioca a carte scoperte, con soluzioni mai predefinite e spesso dolorose (com'era bella e rassicurante la società in cui si sapeva cosa si era e cosa si andava a fare!!!). Ma in questo scorcio di inizio secolo credo sia forte la nostalgia per il ritorno ad una identità, speriamo sana ma diversificante, uomo/donna. Un desiderio naturale di differenza, in cui l'uomo è maschio e la donna femmina, senza complessi. La meraviglia di un abbraccio in cui un cavaliere guida senza timore di essere sciovinista e la donna segue senza paura di esserne sminuita; la meraviglia di una musica antica ma mai vecchia che guida i passi di una coppia e genera un linguaggio comune fatto di cura e rispetto...
O almeno, a me piace pensarlo così, il tango!

venerdì 22 febbraio 2008

La danza di Shiva

Da "Hagakure" il libro segreto dei samurai (è un manoscritto del 1700): "Il metodo appropriato per applicarsi nell'arte della calligrafia è quello di scrivere gli ideogrammi con accuratezza, ma ciò non è sufficiente, perché così la scrittura sarà semplicemente fiacca e rigida. E' necessario andare oltre la forma pura e allontanarsi dalla regola. Questo principio si applica a tutte le cose". Circa duemilaseicento anni fa,in Grecia Eraclito lasciava scritto in un suo frammento il famoso detto 'Panta rei', tutto scorre. Cioè tutto è in continua trasformazione ed evoluzione. Niente può essere concepito nella immobilità, nella staticità. Noi siamo come l'acqua che scorre sotto un ponte: non è mai la stessa! Ogni giorno ci prospetta un inizio ed una fine, però siamo così abituati a questo scorrere del tempo che non ci accorgiamo della trasformazione a cui andiamo incontro. Ma c'è gente che ha paura di andare a dormire, perché è un po’ come morire, perché dormendo perderebbe il controllo sulla propria illusoria immobilità. Il mondo dei sogni è un mondo fantastico ma altrettanto terribile: ti lascia senza guida, senza strada maestra, s'inoltra nell’ignoto ed i più non riescono a sopportare la sottile e profonda ansia che li pervade, percorrendo un terreno sconosciuto con supposti mostri che saltano fuori dal buio,come un bambino impaurito che scende le scale della cantina. D'altra parte i sogni sono il veicolo che permette di attingere nel nostro profondo e cogliere gli stimoli per attivare la nostra creatività. Non c'è creatività senza mutamento, senza trasformazione, senza movimento! La creatività non può andar d'accordo con la consuetudine, col quotidiano; è di per sé sovvertitrice dell'ordine costituito, deve 'allontanarsi dalla regola'. Lo scorrere della materia, il movimento perenne dell'universo compreso e preannunciato da Eraclito precorre i tempi della struttura dell'atomo, che si sa è movimento puro. Nel 'Tao della fisica' Fritjof Capra, illustre fisico quantista ed esperto di microstrutture molecolari, inizia descrivendo una sua sensazione. E' seduto di fronte all'oceano e percepisce il pulsare dell'universo, si sente immerso e compenetrato nell'armonia di questo continuo divenire cosmico, come viene ben rappresentato dalla danza di Shiva. Ma dove va a finire questa stupenda danza se noi senza rendercene conto ripetiamo standard di passi sempre uguali, se non riusciamo a meravigliarci e stupire chi in quel momento sta vivendo con noi un momento che dovrebbe essere incantato? Tutta questa bella pappardella per incominciare a dire che CANARO non mi piace, che è scontato e banale, che serve solo per le lezioni dei principianti o semel in anno per un canyengue! Alla prossima puntata, quando ne avrò l'estro.

Costa

mercoledì 23 gennaio 2008

Eh, il buon vecchio Canaro...

C'è che io c'ho una sorta d'idiosincrasia per quelle orchestre o quei musicisti che si fanno i ..azzi loro. Mi spiego: il buon vecchio Canaro (perdonate il mio ingenuo processo alle intenzioni) credo c'avesse poche idee ma chiare. Il compositore e l'orchestra son lì per chi balla, sono strumenti di un evento sociale ch'è la milonga. Quindi ritmo chiaro, variazioni intellegibili, linee melodiche non troppo ardite. Mi rispiego: se il tango è evento sociale (e lo è) è comunicazione. Se è comunicazione c'è qualcuno che parla (l'orchestra), qualcuno che ascolta e che risponde (la milonga) in un dialogo continuo. Ma se tu cominci a parlare strano, tutto arravogliato su te stesso che biascichi poesie bellissime ma che io non ci capisco un'acca, beh allora vai a fare del jazz (con rispetto parlando)! Certe orchestre mi ricordano alcune opere del teatro dell'assurdo, che ad un certo punto si perde grammatica, sintassi e compagnia bella, e tu rimani lì che non si capisce nulla. Che il drammaturgo, c'arrivo anch'io, vuole dire che è tutto assurdo, che non c'è nulla da comprendere, e fin qui va bene. Ma se lo fai in milonga per fare il figaccione musicista, allora mi viene voglia di mandarti a cagare, pardon, di mandarti a teatro.
Ci son certi tanghi che inizio a ballare: cerco di non perdere mai la ballerina, cerco di tradurre in tango la musica che sento, che non è sempre facile... Poi arriva 'sto bel musico geniale qui che parte con un violino in solitaria per una ventina di secondi! E prima va sù, poi scende, poi si fa un giretto fuori che a malapena lo senti, poi ritorna un po' incazzoso e ci mette una parvenza di ritmo, ma poi no, ha deciso di fermarsi un attimo sulla soglia dell'infinito a rimirare perduti silenzi... Ma vaffanculo, va. Mi viene una rabbia che monterei sul palco del musicalizzatore per prendere a pugni la consolle: ma non lo vedi che ci sono quaranta coppie in malfermo equilibrio che tirano ad indovinare dove cazzo vuoi andare con 'sto violino!?!?! E' una questione di rispetto, santo Dio!
Eh, il buon vecchio Canaro...

giovedì 10 gennaio 2008

ieri sera al Castelletto

...io mi sono divertito!

credo che sia stata proprio una bella serata, si respira davvero un bel clima,rilassato, simpatico, con alcune note importanti da sottolineare:

innanzitutto il ritorno di Leslie più in forma che mai:-))( era ora!!!)

la musica di Niky, molto piacevole, con alcune tande dei miei tanghi preferiti davvero strepitose: quindi bravo Niky!!!!

mi ha fatto molto piacere poi la presenza di Rosanna e Alberto, la cui cortesia va di pari passo con l'eleganza nel ballo, sono davvero belli da vedere!!!

...ho ballato con la Gabri e l'ho trovata in grande forma!!!!

la riuscita di queste serate è però merito di tutti voi: quindi grazie!...credo che abbiamo una bellissima milonga:-)))

a me mi piace!!!

martedì 4 dicembre 2007

Tango y Scarpette/one

Non avendo visto tra i partecipati Vincenzo, mi permetto di scrivere il Diario della festa al castello di Felino. Come prima cosa vorrei fare due classifiche, una delle cose migliori e delle cose peggiori della serata. Tra le peggiori cose vorrei annoverare in ordine decrescente la camicia di Concari e il vile gioco di prestigio fatto da Costantino per vincere il premio. Mentre tra le cose migliori vorrei sottolineare la bellezza del luogo, l’eleganza e la bellezza di tutte le ballerine. Da una piccola stima si è calcolata che le femmine presenti abbiano speso tra pettinatrice, estetista e vestito quanto Moratti nella sua gestione al Inter. Essendo la festa più importante del corso di V.D.T. ho seguito una scrupolosa preparazione per la serata che è partita da; un pranzo da Fontana con Renzo & Co – passando per le periferia di Felino nel pomeriggio – un breve ma intenso aperitivo con Andrea B. e cena con i ragazzi di Danzamania. Ed eccomi finalmente al Castello. Già all’arrivo al parcheggio l’adrenalina è alle stelle, che non so se passare dal ponte levatoio come tutti, o attaccare la milonga scavalcando la mura di cinta. Decido di adottare l’ingresso convenzionale perchè ho intenzione di ballare tutta la sera e non vorrei andare in crisi di forze. Entrato in sala da ballo vengo preso da una piccola crisi di pianto, vedendo quante tanghere sono presenti. Come di rigori per ogni serata che si rispetti vado a fare amicizia con i baristi, per poi inizio a ballare. Salto da una Ballerina all’altra come Tarzan passava da un albero all’altro e non mi do pace, riesco a ballare anche nella sale del bar e nella zona fumatori. Prendo l’esibizione come una pausa di relax e mi accascio al suolo per vedere lo spettacolo. Alla ripresa delle danze rinizio a ballare come se ogni ballo fosse l’ultimo della serata, le ballerine sono tutte molto gentile e tutte accettano il mio invito di ballo, non vengono rifiutato completamente neppure quando a una le chiedo di sposarmi. Sono tra gli ultimi a lasciare la pista, la serata è stata molto divertente anche se un pizzico di magia in più non mi avrebbe fatto male. Mi dirigo verso la macchina quando a un tratto mi passa a un palmo dal naso una carrozza a tutta birra, nel mentre sento un leggero colpo sulla testa, abbasso gli occhi per vedere cosa mi avesse colpito e poco distante da me c’è una scarpa da donna nera, la prendo in mano e penso che cenerentola deve essere proprio cresciuta, infatti non riportando il numero stimo che sia un 40/41. Che bello la serata non è finita, ora devo trovare la proprietaria della scarpa!!!
A.F.

mercoledì 21 novembre 2007

Il diario di Andrea F.

Probabilmente è gia sabato 17 novembre, ma di ritorno dalla mia serata e mentre sto scrivendo questo mio “diario”, preferisco pensare che sia ancora venerdì 16. Finalmente una serata senza Tango, camino acceso e vino rosso, pennelli e candele, questa sera si dipinge in ‘Comunitad’ per spiegarsi meglio; ognuno ha un angolo di tela dove iniziare a disegnare quello che vuole e senza regole. Purtroppo la tela che utilizziamo e gia stata dipinta con soggetti e forme indefinite: appoggio il pennello sul quadro di improvviso quello che vedo su quegli incontri di colori esistenti, sono ballerine che ballano il tango. Provo con il pennello ad inseguirle nelle loro evoluzioni, ma mi sembra come se strozzassi il loro movimento, prova a cambiare pennelli tratto, colore, forza e intesità. Niente il risultato è sempre lo stesso. Mi fermo, ora basta! Invece di riguardare meglio il quadro, le mie attenzioni sono rivolte alla tavolozza, provo e riprovo fino a quando non trovo il colore che cercavo. Pennello a punta a larga o stretta non ha importanza. Decido di non seguire tutto quello che c’è gia sulla tela, e faccio finta di avere uno sfondo bianco: tratto grosso e spezzato curvo e sottile, ed ecco che come d’ improvviso da quello che disegno nascono nuove ballerine belle ed armoniose (come quelle di Voglia di Tango) accompagnate dai mie colori . Ecco e io che pensavo di passare una serata senza tango.

lunedì 19 novembre 2007

Odori e dintorni

E' vero che per noi occidentali gli odori e i prodotti escretori sono identificati fin dalla prima infanzia come qualcosa di brutto e di cattivo.
Non è difficile che un bambino piccolo si diverta a manipolare ed anche a mangiare la propria cacca (io l'ho visto svariatissime volte quando facevo il pediatra),il che significa che non è ancora stato toccato dalla nostra cultura, poi subentra l'educazione materna agli sfinteri,che in occidente è perseguita in modo estremamente severo.Non voglio farvi sorbire un trattato di psicoanalisi, ma pensate semplicemente alla fase anale del bambino di due anni circa,che viene condizionato a esperire i suoi escrementi come qualcosa di sporco e di brutto. Non è un caso che da noi è molto sviluppata la nevrosi ossessiva(sapete:quelli che si lavano in continuazione le mani,quelli che controllano infinite volte il gas ecc)e per contro in oriente quasi non esiste ad eccezione del Giappone.
Quindi va tenuto presente che questa è la nostra cultura ed è per questo che ci sono state reazioni così appasionate e vivaci da entrambe le parti. Mi è venuto in mente un'esperienza che ho fatto in Brasile, a Rio. Avevo una guida donna,sull'obeso,che ci portava in giro per musei e si meravigliava che non chiedessimo di andare in cerca di 'garotas'. Ci raccontava il piacere che provava ad avere stretto a sè il suo uomo madido di sudore e l'odore inebriante che sentiva emanare dalla sua pelle. Da buon occidentale mi aveva fortemente colpito questa descrizione.
Questo ovviamente non è un inno all'odore penetrante del cavo ascellare,però quello che penso è che si dovrebbe coltivare quella cosa che si chiama TOLLERANZA, sempre nei limiti delle proprie possibilità umane (anche perchè sta via via scomparendo).
Premesso che sudo poco, mi capita molto facilmente di ballare con ragazze che non propriamente mi ricordano 'je t'adore' o altri inconvenienti del genere,questo però non mi impedisce di continuare il ballo spesso con piacere. Perchè? Perchè vado oltre non ci dò quasi più peso. Anche se la ballerina non è un granchè. Io ho sempre pensato fin da quando ero un 'ragassuolo' che ogni donna ha un suo fascino inconfondibile,unico. Se sei capace di cogliere questa preziosa unicità, il gioco è fatto.A meno che non sia una specie di carroarmato, il resto è solo piacere.
Un abbraccio a tutti e sopratutto balliamo il nostro tango che è stupendo!

mercoledì 14 novembre 2007

Volver...

Aguilar... Stanza 205. Provenienza Argentina. "E' un'anziana signora molto gentile", m'aveva detto il mio collega. E 'sto fatto che fosse argentina non poteva non incurosirmi, ma ancora non ero riuscito ad incrociarla. Avevo controllato il planning e sapevo ch'era in check-out stamattina, non poteva sfuggirmi. E poco fa eccola! Mi riconsegna la chiave, l'aiuto a riporre le lenzuola nella cesta dello sporco, poi allunga l'orecchio e sente musica dalla reception... "Este es un tango"!
E' mattina presto, non c'è nessuno, ci concediamo un quarto d'ora di chiacchiere cullati da Fresedo. La sua nonna era di Busseto, dov'è nato mio padre! Si chiamava Leandrina Tovagliari, quando ne parla ancora le si bagnano gli occhi. E' lei che l'ha cresciuta quando papà e mamma andavano al lavoro, era lei che le canticchiava le arie di Verdi che tanto assomigliavano al tango, era lei che le parlava dell'Italia... E questa sera attende la telefonata di una signora Tovagliari di Busseto che ha trovato sull'elenco telefonico! Ha una vecchia zia che forse si ricorda di sua nonna o almeno le saprà dire dove viveva e chi può averla conosciuta. L'aveva promesso a nonna Leandrina e a se stessa che un giorno sarebbe tornata.
"Volver", mi dice, "volver a su casa"... e quanto chiaramente capisco ora il perché nel tango la parola "tornare" ritorni tanto spesso...

sabato 10 novembre 2007

Lucas Di Giorgio

Un bravo bravissimo a Lucas Di Giorgio che giovedì sera ci ha regalato una stupenda lezione di musicalità. E permettete una nota personale a margine di questo post: quanto c'è e ci sarebbe bisogno di lezioni di questo genere! Quanti ballerini e ballerine dovrebbero almeno sentirsi dire ciò che a noi è stato detto giovedì (almeno sentirlo, poi farlo è altra cosa...)! Ben prima delle figure complesse, ben prima di un certo esibizionismo che spesso dà brutta mostra di sé nelle milonghe...
Semplicità, stile, ma soprattutto... Click. E chi è stato a lezione mi ha già capito. Abbraccio morbido e senza spigoli, energia che comunica, essere lì per l'altro/a. Click. Un primo passo che dice tutto, un tango che lascia sospese cento e mille possibilità, perché colui che sa molto non parla sempre, ma tace spesso. Click.

giovedì 8 novembre 2007

Angel D'Agostino


Sto sviluppando un amore incondizionato ed irrazionale per l'orchestra di Angel D'Agostino. Le sue linee melodiche e la ritmica si adattano perfettamente al tango così come io lo sento. Quando attacca la sua musica la testa mi parte, vola via... e comincio a ballare tanghi stupendi stando fermo!

martedì 30 ottobre 2007

Tanguero y comprendiente

Entrare nel mondo del tango significa cominciare a masticare un po' di spagnolo. Perché, se proprio non hai la sensibilità d'un sasso, te lo chiedi cosa dicono quelli lì che cantano e che tu ascolti ormai a ciascuna ora di veglia che ti è concessa, del tutto sordo alle implorazioni delle tue figlie che vorrebbero cambiare CD anche solo per dieci minuti...
Solo che, come dire, qualche fraintendimento è possibile, direi umanamente comprensibile! Per esempio: ho mentalmente tradotto e inteso per diversi mesi "la noche che te fuiste" con "la notte che ci fosti". E pensavo che gli argentini avessero una consecutio temporum tutta loro. D'altronde se c'è un oceano di mezzo un motivo ci sarà, pensavo. Oppure il "compàs de la milonga", che ho creduto ad un certo punto che fosse il giro (in senso antiorario) della milonga. Perché da che mondo è mondo col compasso si fanno i cerchi e i cerchi son nient'altro che dei giri. Poi è arrivato non ricordo chi che su di un blog m'ha fornito una più dozzinale traduzione per cui, pare, il compàs sia il ritmo. E così via col vals sonador, che io ho tradotto lungamente in "il valzer suonatore". E poi, come la capivo io, la "bieca Buenos Aires", ovvero, potremmo tradurre, "l'infida capitale argentina". Ed io ad immaginarmi loschi compadritos che s'acquattano nei vicoli di San Telmo armati di coltello a serramanico per rapinare poveri milongheri al rientro dalla confetteria preferita, che com'è noto è il negozio di confetti dove s'usava, tra un bon bon e l'altro, ballare il tango...
Voi non ci crederete, ma da quando ho cominciato a tradurre giusto m'è svanito tutto un mondo di poesia!

lunedì 10 settembre 2007

Chapeau, Mariana!

Stage Arce/Montes, ci si aggoviglia nel tentativo di far entrare un gancio decente. Sto bene, sono con l'amore mio, c'è una bella intensità in ciò che facciamo e un'atmosfera rilassata e serena. La signorina Montes si avvicina ad un nostro cenno, le chiediamo lumi su 'sto rebote che non ci convince troppo. Ci osserva, vuol capire se marco giusto. E' a quel punto che si rivolge con un sorriso a mon amour e le chiede con gentilezza il permesso di ballare con me.
Beh, gente, m'ha colpito sta cosa... M'ha colpito la galanteria autentica e non affettata di quel gesto, l'andare oltre il contesto maestra/allievi aggiungendovi una sensibilità inattesa persino per chi l'ha ricevuta... E io che la facevo un po' altezzosa, tipo qualche capriccetto da prima donna! Chapeau, Mariana!

venerdì 31 agosto 2007

Vecchi amici

I tuoi amici, prima del tango... ovvero gli amici che non hanno contratto, felix culpa, la dipendenza da tango. Io li capisco. A volte vorrei anche scusarmi con loro. Che li si vede di meno, che tante e tante volte ti chiamano e t'invitano ma tu hai milonga quella sera. E sai già che ti chiederanno di rinunciare per una volta. E tu già sai che dovrai dire di no, lo sai ancor prima che te l'abbiano chiesto... E' brutto dire di no, in ogni caso. Ma un conto è dire no quando opponi un motivo comprensibile a chi il no lo riceve ("Scusami, ma non posso, ho un matrimonio"... "Scusami, ma non posso, mio fratello arriva a Malpensa e devo andare a prenderlo"...), un conto è dire no e sapere che chi ti ascolta si sente come preso in giro, come rifiutato per motivi del tutto irrazionali. Del resto il tango rimane incomprensibile ai più...
Ci sono momenti in cui ti scatta una specie di rabbia. Al decima richiesta di non andare via, di rimanere lì perché "ma scusa, ma siamo più importanti noi o un ballo?", ti verrebbe da scuoterli e urlare che non è solo un ballo, che loro non possono capire...

lunedì 27 agosto 2007

Lucianone due la vendetta!

Aggiornamento sul Lucianone! L'ho rivisto ancora a Modena, domenica sera.

Faccio io (d'ora in poi FI): "Veh Lucianone che ti controllo, t'ho fatto la macumba! A che punto sono le mie scarpe!".
Fa lui (d'ora in poi FL), ridendo: "Ma ciao! Ma stai tranquillo fino ad ottobre!".
FI: "Sei arrivato tardi (quasi mezzanotte, n.d.r.)".
FL: "Eh, ero a cena qui a Modena con un'amica, ci siamo persi in chiacchiere. Poi non lo so ma quel posto non riesco mai a trovarlo anche se ci sarò venuto cento volte. Come una maledizione, mi perdo sempre".
FI: "Veh Lucianone, ma prenditi un tomtom che ormai ce l'hanno cani e porci! Col lavoro che fai, sempre in giro, ti viene buono".
FL: "Ehhh!!! Ma ce l'ho già il tomtom!".
FI: "E allora? Come fai a perderti".
FL: "Ma prima mi si erano scaricate le batterie, non tenevano più, un casino. Poi però ce le ho prese nuove, adesso ci sta in carica".
FI: "E allora? Usalo santo dio!".
FL: "Ma te non sai la sfiga... Adesso che c'ho le batterie della madonna mi s'è rotto l'accendisigari della macchina. Ce l'ho sempre spento".
FI: "Ma te sei un mito".
FL: "Grazie".

Ma vi rendete conto che se non avessi cominciato a ballare il tango io il Lucianone non l'avrei mai conosciuto?