mercoledì 20 gennaio 2010

Ritmo e melodia

E permettetemi un grazie grandissimo al nostro amico Mario, che ieri sera ci ha proposto un partecipatissimo incontro sul tema di "Ritmo e melodia". E' bellissimo accorgersi quanto il piacere e il godimento di una cosa cresce col crescere della conoscenza che noi otteniamo di essa. Battere e levare, battuta e quarto, armonia e melodia, tempo forte e tempo debole... Da ieri un bel gruppetto di noi ha un po' più di dimestichezza con questi termini. E sono certo questo gruppetto non vede l'ora arrivi martedì prossimo, c'è ancora tanto da imparare e condividere!
Credo che un'esperienza come questa debba essere non solo ripetuta, ma divenire organica ad un corso di tango, al costo di costringerci qualche volta legati ad una seggiola invece che a zampettare su di una pista... Ma a volte è bene allenare il nostro cervello oltre che le gambe! Ne parleremo in associazione, fare tesoro di una bella novità è sintomo d'intelligenza!
Comunque, per la cronaca, sono andato a letto ieri sera che ancora con le manine battevo pum pu-pu-pu pum pu-pu-pu pum pum pum...

sabato 9 gennaio 2010

Osvaldo y Lorena - Naranjo en flor

Tete y Silvia - Pedacito de Cielo (Pezzetto di Cielo)

Osvaldo Zotto – Il tango argentino è in lutto.


Il ballerino e maestro di tango, fratello minore del più grande ballerino e produttore di spettacoli di tango del momento, Miguel Ángel Zotto, è morto di un infarto venerdì pomeriggio scorso, a Buenos Aires. Aveva 46 anni. Ne hanno dato notizia i suoi parenti dicendo che è stato trovato morto nel suo appartamento, nel quartiere di Boedo, dal suo amico, ed anche ballerino, Andrés "Tanguito" Cejas.
Le sue spoglie verranno vegliate a partire dal mezzogiorno di questo sabato in una casa funebre in Ramiro de Velazco 1078, nel quartiere porteño di Villa Crespo, in cui fino a ieri è stato vegliato il corpo del suo amico e milonguero Pedro "Tete" Rusconi, morto giovedì.
La causa presunta della morte è stata un infarto, secondo i medici dell’ambulanza, ha affermato Ricardo Franquello, un milonguero amico di Zotto, giunto prima che lo portassero via.
Osvaldo Zotto è stato compagno di ballo e di vita della produttrice e ballerina di successo Mora Godoy, di Lorena Ermocida, ed ultimamente ballava con Giselle Avanzi.

La coppia con Lorena Ermocida si era formata ad inizio 1997 e due anni più tardi erano stati invitati da Julio Iglesias a ballare nelle sue apparizioni, quando il cantante spagnolo aveva cominciato a cantare il tango. Sempre con Lorena Ermocida erano stati invitati dall’Orchestra Sinfonica dell’Hollywood Bowl, con la quale avevano ballato davanti a 50.000 persone, a Los Angeles.

Sono stati coppia ospite anche al festival "Buenos Aires Tango en France 2", nel Teatro Nazionale Chaillot di Parígi, ed hanno partecipato ai festival più importanti del mondo, quali quelli di Madrid, Sitges, Granada, Roma, Genova, Torino, Bologna, Amburgo, Hannover, Miami e Buenos Aires.

Hanno inoltre fatto parte della compagnia "Tango x 2" nelle sue due opere "Una Noche de Tango" e "Perfumes de Tango", con la quale si sono esibiti in Inghilterra, Germania, Italia e Stati Uniti, oltre a condurre “Perfumes de Tango” nella città di Mar del Plata.

(sintesi e traduzione di Pietro Adorni – 9/1/2010)

Da http://www.infobae.com/espectaculos/494298-101096-0-Murió-el-bailar%C3%ADn-tango-Osvaldo-Zotto

venerdì 8 gennaio 2010

Lettera aperta di Pedro "Tete"

Lettera aperta di Pedro "Tete" Rusconi per chi vuole imparare a ballare tango
“Non travestiamo il tango perché lo roviniamo. Senza voler offendere nessuno, io amo il tango.Non rimprovero nessuno, ma non travestiamo il tango.Il tango si può ballare in mille modi, però i nostri piedi devono toccare la terra. Sempre.Nella terra troviamo l’energia ed è lì che balliamo la musica.Non perdiamo il piacere di ballare “pisando el suelo”.I giovani di oggi ballano per aria. Tutti voi siete capaci di fare cose molto belle.Fatele senza sollevare i piedi da terra, come i grandi maestri.Le battute e la melodia del tango sono molto speciali, è un peccato perderli.Sia sul palcoscenico sia sulla pista il ballerino deve vivere sempre la musica.Per favore svegliatevi e capite cosa state facendo.Io vi parlo col cuore…
Il Tango si balla in due. Senza la donna non c’è ballerino che possa ballare…Nell’ insegnamento del tango non è corretto insegnare il passo senza musica, non si insegna il passo per il passo.Senza la musica non c’e ballerino, né tango, né maestro, né allievo.Se c’è qualcosa che un maestro di tango può trasmettere, quel qualcosa glielo ha dato la musica”.

E' morto Tete Rusconi...

giovedì 7 gennaio 2010

sabato 19 dicembre 2009

Invasione gastronomica del Barrio: che successo!!!

Carissimi amici tangueri, come ben sapete domenica 13 dicembre 2009 VdT ha invaso Barrio de Tango, nella loro sede di Codemondo, portando cibarie in abbondanza ma soprattutto tanta allegria ed amicizia. E' stata una serata bellissima, di scherzi, risate e voglia di stare insieme. Per suggellare l'evento, come già l'anno passato, s'è deciso insieme di devolvere l'incasso della serata alla mensa di Padre Lino, l'ente benefico che tutti i giorni prepara pasti caldi per i senza tetto della città di Parma. Ho personalmente consegnato la busta con l'offerta raccolta domenica a P. Vittorio presso il convento della SS. Annunziata, il quale ha voluto ringraziarci con due righe che qui sotto vi riporto:
"Carissimi amici e fratelli in Cristo,
Ricevo con gioia l'offerta di euro 480,00 dalle vostre mani come sostegno e aiuto alla mensa di Padre Lino, istituzione che continuando l'opera del nostro amatissimo venerabile P. Lino Maupas da Parma nutre ogni giorno le persone in difficoltà della nostra città. Ringrazio in particolare le associazioni VogliadiTango e Barrio de Tango, insieme a tutti i convenuti alla vostra simpatica festa di tango argentino, che oltre ad allietare i cuori dei presenti ha contribuito generosamente nel sostegno ai fratelli meno fortunati. Un caro abbraccio in Cristo e i miei migliori auguri di un Santo e Felice Natale.
Pace e bene,

P. Vittorio Schiavetta (P. Guardiano del Convento della SS. Annunziata di Parma)"

martedì 8 dicembre 2009

Le grandi orchestre tanguere - Miguel Calò

Miguel Caló

Nella storia artistica del maestro Miguel Caló distinguiamo due fasi ben differenziate che mostrano la sua evoluzione musicale e le sue doti di grande direttore d’orchestra.
Sebbene il suo successo più trascendente sia collegato al tango della decade del ‘40, il suo lavoro ebbe inizio alla fine degli ‘20 e si consolidò negli anni ‘30.
La prima fase inizia con l’orchestra del 1934, in cui possiamo ritrovare uno stile familiare a quello di Fresedo ed un suono che ci ricorda Di Sarli. Anche se prima aveva formato altri gruppi, questi furono più casuali e di risalto molto minore.
L’orchestra del 1934 contava sul pianoforte di Miguel Nijensohn, che lascerà un’impronta che segnerà per sempre lo stile della stessa, anche dopo il ’40. Questo strumento avrà il compito di legare il fraseggio musicale con una cadenza ed un ritmo ideali per i ballerini.
Di questo periodo possiamo porre in rilievo l’apporto vocale di Carlos Dante, col quale incide 18 brani di notevole bellezza.
Anche Alberto Morel e Roberto Caló, fratello di Miguel, furono cantanti in questa prima parte della sua storia che durò fino all’anno 1939.
Il quaranta ci rivela la maturità di questo grande direttore, capace di mettere insieme un gruppo di musicisti giovani di straordinaria abilità e risoluzione, che poi col tempo formarono tutti quanti gruppi orchestrali propri.
In questa seconda fase Caló sviluppa ed approfondisce tutto uno stile che unisce il tango tradizionale al rinnovamento della sua epoca, senza attriti, tramite una presenza rilevante di violini, una fila ritmica di bandoneón ed un pianoforte, spettacolare, suonato il primo anno da Osmar Maderna, che verrà poi sostituito da Miguel Nijensohn, al suo ritorno nell’orchestra.
Tra i musicisti che hanno fatti parte della sua orchestra risaltano: Domingo Federico, Armando Pontier, Carlos Lazzari, Eduardo Rovira, Julián Plaza, José Cambareri (bandoneón), Enrique Francini, Antonio Rodio, Nito Farace (violini), Ariel Pedernera y Juan Fassio (contrabbasso).
Miguel Caló non promosse solanto grandi musicisti, bensì anche grandi cantanti che debuttarono professionalmente nella sua orchestra, valgano come esempio i casi di Raúl Berón, Alberto Podestá e Raúl Iriarte.
Quanto a Berón possiamo evidenziare che fu scoperto da Armando Pontier, che lo presentò al direttore, e su questo c’è un aneddoto interessante.
Questo cantante, insieme a suo fratello José, si dedicava essenzialmente al folklore, ed inoltre Raúl Berón conosceva solo qualche strofa di qualche tango. Per questo motivo, il maestro Caló lo introduce nel suo "Shangai" perché familiarizzi con la musica della sua orchestra.
Dopo aver preparato un repertorio, il cantante accompagnò il maestro nelle trasmissioni radiofoniche. Però accadde che ai dirigenti dell’emittente il cantante non piacque e suggerirono a Caló di disfarsene. Con grande dispiacere, questi gli comunica che a fine mese avrebbero terminato la collaborazione. Nel contempo esce in vendita il primo disco di Raúl Berón registrato con l’orchestra, il tango "Al compás del corazón" di Domingo Federico e Homero Expósito, che riscuote un successo di vendite incredibile. Quegli stessi dirigenti che avevano criticato in modo negativo il cantante, si congratularono col maestro Caló per la sua scelta e riconobbero il loro sbaglio. Questo fece sì che non si perdesse una delle voci più considerevoli del nostro tango e senza dubbio la migliore che ebbe l’orchestra. Miguel Caló era un musicista di formazione teorica, che aveva studiato violino e bandoneón.
A partire dal 1926 girovaga in diverse orchestre importanti ed entra nella fila di bandoneón dell’orchestra di Osvaldo Fresedo. Nel 1927 entra in quella del pianista e direttore Francisco Pracánico.
Nel 1929 forma la sua prima orchestra, che scioglie per unirsi all’orchestra del poeta e pianista Cátulo Castillo in una tournée in Spagna. A questa tournée partecipano anche i fratelli Malerba e il cantante Roberto Maida.
Torna a Buenos Aires e ricostituisce la propria orchestra con Domingo Cuestas (bandoneón), Domingo Varela Conte, Hugo Gutiérrez ed Enrique Valtri ai violini, Enzo Ricci al contrabbasso ed il pianista Luis Brighenti.
E’ di nuovo richiesto per andare all’estero e nel 1931 va negli Stati Uniti con l’orchestra di Osvaldo Fresedo.
Già nel 1932, di nuovo come direttore della propria orchestra, incide per la prima volta, per l’etichetta scomparsa “Splendid”, i brani: "Milonga porteña" (tango dello stesso Caló e di Luis Brighenti col testo di Mario César Gomila) e "Amarguras" (vals di Miguel Nijensohn e Jaime de los Hoyos). Il cantante era Román Prince.
Miguel Caló non è stato un compositore di rilievo, ma alcune sue opere, in collaborazione con Osmar Maderna (autori anche dei testi), sono incredibilmente belle come nel caso di "Jamás retornarás" e "Qué te importa que te llore", entrambi messi su disco con la voce di Raúl Berón. Anche il tango "Dos fracasos", col testo di Homero Expósito e la milonga "Cobrate y dame el vuelto", testo di Enrique Dizeo, furono molto popolari.
Nel 1961, con i bandoneonisti Armando Pontier e Domingo Federico, i violinisti Enrique Francini e Hugo Baralis, il pianistra Orlando Trípodi, e i cantanti Raúl Berón e Alberto Podestá, Caló rimise insieme parte della formazione del ’40, dandosi il nome "Miguel Caló e la sua Orchestra delle Stelle”. Si esibirono alla “Radio El Mundo” e fu tanto il successo che incisero per l’etichetta “Odeon” 12 nuovi brani (tra il 16/4/1963 e il 7/6/1963).
L’orchestra di Miguel Caló verrà ricordata per l’esecuzione del miglior tango, quello che trascende il proprio tempo e che oggi viene valorizzata per le sue grandi qualità artistiche e da una pleiade danzante che la evoca continuamente con le note di "Sans Souci" (di Enrique Delfino), forse la sua interpretazione emblematica.

Traduzione di Pietro Adorni – 8/12/2009

(Dal sito web: http://www.todotango.com/Spanish/creadores/mcalo.asp)

giovedì 26 novembre 2009

1926. Canaro in Italia

testo di Massimo Di Marco

Francisco Canaro nell'agosto del 1926 si trovava in Francia con la sua orchestra. Alla fine del mese scadevano anche tutti i suoi contratti e così pensò di venire in Italia con la moglie per incontrare sua nonna e per vedere finalmente il paese dei suoi genitori. Un piccolo paese sul Po, in provincia di Rovigo, che, combinazione, si chiama Canaro e che a quell'epoca aveva 564 abitanti, specializzati nella coltivazione delle barbabietole. Don Francisco pensò che, una volta sul posto, sarebbe stato complicato ricordare il suo cognome. Pensò: " Tutti diranno che sono il padrone del paese, devo convincerli che il mio cognome non c'entra, è un puro caso".

A Parigi acquistò presso l'agenzia Supervielle un viaggio (in treno) organizzato che durava 90 giorni e che gli permetteva di staccarsi dal gruppo per procedere da solo ovunque volesse. Prima tappa a Torino. La città gli piace così così. Ne apprezza l'austerità architettonica ma la giudica poco fantasiosa. E' impressionato dalla laboriosità dei torinesi e dall'imponenza della Fiat che a quell'epoca aveva 30 mila dipendenti. Genova, seconda tappa, lo conquista. Dice che è una città pittoresca, allegra e simpatica. Lo seducono i carrugi della città vecchia con il cielo zeppo di lunghe corde alle quali sono appesi a seccare frutta e ortaggi. E' colpito dalle opere d'arte schierate nel Cimitero di Stallieno e al ristorante la pasta al pesto e la zuppa di pesce lo affascinano. Il viaggio di Francisco Canaro prosegue per Roma.

Ha poi ricordato:" Ho cominciato a girarla con una curiosità inquieta, forse a causa della sua grandezza storica. Roma mi ha messo soggezione, mi ha emozionato tanto". Si era procurato un "cicerone" per non perdere tempo, visto che non avrebbe potuto fermarsi più di una settimana. Ed anche per poter arrivare alla presenza del Papa Pio XI, cosa che avvenne. Canaro ha raccontato: " Ero così emozionato che tremavo e non riuscivo a fermarmi. Mi sono poi accorto di tremare anche quando ho visto in una cappella un Cristo di Michelangelo con una ferita prodotta dai baci di milioni di visitatori e quando ho visto l'impronta dei piedi di San Pietro in un pezzo di lava vulcanica".

Da Roma a Napoli. "Credevo che niente potese attenuare in me le emozioni di Roma. Invece Napoli mi ha stregato con il suo Vesuvio fumante, la gente così vera e simpatica, il clima soave, la tarantella travolgente". Erano i giorni della Festa di Piedigrotta, definiti da Canaro "assolutamente incantevoli". Un salto a Capri ed alla Grotta Azzurra e poi, il 19 settembre, di corsa a Napoli per la Festa di San Gennaro."Qualcosa che non si può dimenticare". E' arrivato il momento di incontrare la nonna, la meta è un villaggio del Salernitano. Il treno si ferma a Vallo e per raggiungere Catello Vallo non c'è che la "Posta", una polverosa diligenza che trasporta lettere e passeggeri. A Catello Vallo inizia la ricerca di qualcosa per continuare il viaggio. Sono fortunati perchè trovano un calesse. E' veramente piccolo, due persone ci stanno con fatica ed una delle due non è perfettamente seduta, ma piuttosto che proseguire a piedi la soluzione appare splendida. Finalmente i Canaro arrivano a Ceraso, mille anime. Due sono di famiglia: della nonna di 88 anni e della sorellina di 86. Dopo un giorno di ricordi la nonna dice che vorrebbe andare a Buenos Aires a trovare la mamma di Don Francisco. Insiste molto. " Sai che sorpresona sarebbe per lei ? ". Ma al momento la cosa non si può fare. Avverrà più tardi e dopo la morte della sorellina.

La nonna arriverà a Buenos Aires con un tipo del paese che sa un po' di spagnolo. Tutte le spese saranno a carico di Don Francisco. A questo punto inizia il viaggio di ritorno. I Canaro giungono a Firenze, guardano tutto e poi proseguono per Pisa. La Torre Inclinada incuriosisce Don Francisco, sale e scende tre volte "con l'impressione di vedere qualcosa di magico". Un'altra magìa la scopre in un cappella con un'acustica molto particolare. Canaro canta "Do-Mi-Sol-Do" e dopo alcuni secondi si ascolta un'eco stranissima, è come se ogni nota venisse ripetuta da quattro voci. Gli dicono che sovente la cappella è stata visitata da Caruso che si divertiva a cantare qualcosa per riascoltarsi. Don Francisco lo aveva conosciuto a Buenos Aires."Se avesse cantato il tango sarebbe diventato la voce della città...". Un giorno a Montecatini, un giorno a Bologna e poi il treno per Venezia. Don Francisco ha la sensazione di essere penetrato in una cartolina illustrata. Cerca di vedere più cose possibili ed ognuna, a partire dalle gondole, lo impressiona. La successiva tappa a Milano lo restituisce alla realtà. La chiama "Piccola Parigi" e visita la città in lungo e in largo, prima il centro, poi la città vecchia dove scopre un ristorantino che lo attrae.

Entra, si siede ad un tavolo ed al giovane cameriere ordina ridendo:
- Camariere, como me trovo a Milano voglio mangiare una bella milanesa autentica... Dopo un po' di minuti il cameriere torna al tavolo con le cotolette sul piatto.
- Maestro Canaro, ecco la milanesa!
Don Francisco è stupito. Mentre cerca di capire come sia stato riconosciuto la figlia del proprietario, una ragazza che assomiglia a Gina Lollobrigida, gli allunga foglio e matita per avere l'autografo. Poi viene a galla un piccolo retroscena. Il cameriere aveva lavorato a Parigi in un locale dove Francisco Canaro era una celebrità. Lo invita al tavolo ma il ragazzo non può. Si limita a rimanere li accanto in piedi per qualche minuto. Gli dice:
- Maestro, la sua musica è bellissima, è commovente.
Don Francisco si alza dalla sedia, lo abbraccia. La gente seduta ai tavoli guarda quella scena con sorpresa. Qualcuno dice:
- Dev'essere suo papà.

lunedì 23 novembre 2009

venerdì 20 novembre 2009

Ada Falcon: storia di una pistola, una parrucca, un diario scomparso

testo di Massimo Di Marco

Aveva due sorelline più grandi, Amanda e Adhelma. Tutte e tre avevano un destino comune, il canto nello scenario un po' magico del tango che attorno al 1925 era grande quanto l'intera Buenos Aires. Ada Elsa Aìda è nata il 17 agosto del 1905 nel cuore della città, un nome che iniziasse con la lettera " A" è stato un tributo dovuto ad un tipo di madre che mescolava capricci all'istinto di farsi notare in prima persona e attraverso le figlie.

Amanda canticchiava ma era un po' stonata, Adhelma aveva una bella voce con la quale è arrivata ad incidere tre dischi, Ada aveva una voce incantevole e due grandi occhi verdi che sono stati la felicità e l'infelicità della sua vita sentimentale. La famiglia Falcòn era ben messa economicamente, bella casa arredata con cura, abiti eleganti. Del Señor Falcon non si hanno notizie, è come se non fosse mai esistito. Però si sa qualcosa del padre di Ada, un certo Miguel Nazar Anchorena che aveva avuto per "Mamita" una passione folle quanto, non per sua colpa, brevissima. "Mamita" infatti era incinta quando Don Miguel è partito per Parigi dove è morto qualche settimana dopo di cancro. Per l'educazione al canto delle figlie la madre aveva investito una cifra considerevole.

Ada non l'ha fatta aspettare troppo, a cinque anni ha debuttato davanti al pubblico della Sociedad de San Vicente de Paul come "La Joyita Argentina", ad undici ha tenuto uno spettacolo di canzonette al Teatro Apolo, a quattordici è l'interprete di un famoso film muto, "El festin de los Caranchos", a venti inizia la sua carriera di cantante mezzosoprano unendosi a quel gruppo di interpreti un po' mitiche che la storia del tango non può davvero dimenticare: Azucena Maizani, Rosita Quiroga, Mercedes Simone, Tita Merello, Sofia Bozàn, Libertad Lamarque.

Alla voce intensa e suggestiva Ada Falcòn aggiunge bellezza e qualità recitative che suscitano l'ammirazione degli impresari. Nel 1925, il 15 luglio, incide per la RCA Victor due tanghi, "Oro y seda" e "Pobre chica". L'orchestra è di Osvaldo Fresedo. E' il debutto. Subito dopo passa alla Odeon ed all'orchestra di Francisco Canaro. Sovente canta con Ignazio Corsini, quando è sola le piace che al pianoforte vi sia Enrique Delfino ed alla chitarra Manuel Parada. Molto amica di Carlitos Gardel e di Enrique Santos Discepolo, viene proiettata nel mondo del teatro, incide centinaia di dischi, diventa l'Emperatriz del Tango e sua madre che fino a questo punto ha pilotato la sua vita artistica, si rende conto improvvisamente che non conta più di una ciabatta.


Ada si sente una diva di Hollywood, acquista un palazzetto a tre piani nella zona più aristocratica di Buenos Aires, ostenta pellicce, gioielli costosissimi, come un anello di brillanti donatole dal marajà di Kapurtala. Possiede una lunga decapotabile rossa che guida un autista in livrea. Ma spesso vuole rimanere sola anche al volante oltre che in una società che l'adora e la corteggia, invaghita di quest'artista così vanitosa, qualche volta anche eccentrica, non di rado arrogante. Verso la fine della carriera lavora per Radio El Mundo ma rifiuta la sala principale, sceglie una sala più piccola.

Sulla porta vuole una "F", così come sua madre aveva voluto tre "A", si chiamerà Sala Falcòn e non ci sarà il pubblico. La sua attività di cantante è frenetica, non riesce ad alternarla a quella cinematografica dove le proposte sono numerose. Soltanto nel 1934 deciderà di entrare nel cast di "Idolos de radio" assieme a Ignacio Corsini, Olinda Bozán, Dora David, Tita Merello. La regia è di Eduardo Morera ed il successo del film è clamoroso. Nel frattempo ha inciso centinaia di dischi e continua ad inciderne. Impossibile elencare tutti i tanghi che ha cantato, si possono ricordare "Caminito", "Mi noche triste","Cambalache", il vals "Corazon de oro" e un altro vals che le ha dedicato Francisco Canaro, " Yo non sé qué me han hecho tus ojos": in questo titolo c'è l'amore che il grande musicista ha avuto per Ada Falcón, ma un amore ben diverso da quello che la cantante ha avuto per lui, vero fino alla follia, sincero, esclusivo, insospettabilmente drammatico. La prima volta che si sono incontrati Ada aveva circa vent'anni, Francisco Canaro era prossimo ai quaranta ed aveva già sposato "la Francese".

Probabilmente Ada aveva ventiquattro anni quando ha cominciato a frequentare Francisco Canaro e la loro storia, tra il 1929 e il 1938, è stata felice. Ha cominciato a precipitare subito dopo, quando Ada gli ha chiesto di divorziare. Pare che il musicista fosse d'accordo ma ha voluto consultare il suo avvocato sull'argomento soldi. Cosa sarebbe stato di tutto il suo patrimonio? " E' semplice, metà a te e metà alla Francese". In quel momento Francisco Canaro ha capito che non si sarebbe mai separato. C'è stata un'altra scena che viene ricordata come un aneddoto, al quale si può credere o no. L'orchestra sta facendo le prove, durante una pausa Ada è seduta sulle ginocchia di Canaro quando si spalanca la porta della sala. Entra "la Francese" infuriata, apre la borsetta, impugna una pistola e si avvicina alla coppia.

Ada scappa di corsa e qualche giorno dopo manda a don Francisco una lettera:" Io non canterò più per te". Se non è una lettera d'addio (per il momento), è una lettera di dimissioni. C'è una data, 28 settembre 1938. Ada si è resa conto che non potrà avere un futuro il suo legame con Canaro. Si chiude in se stessa, riduce la sua attività ed è ancora più eccentrica. Quando registra mette come condizione che l'orchestra non la deve vedere, canta nascosta da una tenda. A volte, per sottrarsi agli ammiratori che la assediano, esce di casa mascherata da vecchina, curva, con una parrucca di pochi capelli bianchi, un bastone.


Nel 1942 incide gli ultimi due pezzi, entrambi di Francisco Canaro e di Ivo Pellay: il tango "Corazón encadenado" e il vals "Viviré con tu recuerdo" che forse non ha scelto a caso perchè subito dopo scompare. Ha 37 anni. Si rifugia assieme alla madre in un convento di Salsipuedes, in provincia di Cordoba, entra nella congregazione delle Terziarie Francescane. Quando filtra questa notizia a Buenos Aires qualcuno ricorda che Ada Falcón è sempre stata molto religiosa, di averla vista spesso nella Chiesa di Nueva Pompeya, di averla persino sentita parlare con i ritratti dei santi appesi alle pareti e con la Madonna.
Francisco Canaro nel libro autobiografico "Mis memorias" la ricorda così: "Ada Falcón è stata una delle più belle delle nostre giovani canzonettiste di prima fila, alla sua epoca. Padrona di una voce calda e ben timbrata e di eccezionali capacità interpretative, sentiva il tango e lo cantava con singolare intonazione e buon gusto, suscitando nel pubblico ammirazione e simpatia. Ancora giovane si è ritirata dalla vita artistica e si è rinchiusa in un convento spinta dalla sua devozione religiosa. Rinunciando per propria scelta alla vita mondana è stato detto che abbia obbedito al proposito di avvicinarsi a Dio. Ecco un prodigio della fede cristiana". L'artista è morto nel 1964 a 76 anni. La sua eredità è stata divisa fra la moglie e la figlia nata dall'amore con una ragazza del coro di una delle tante riviste alle quali ha partecipato con la sua orchestra.

Un giorno del 1982 due cineasti abbastanza famosi, Sergio Wolf e Lorenza Muñoz, sono andati a Salsipuedes ed hanno girato un documentario sulla vita di Ada Falcón nel convento. Non è stato mai trasmesso. Aveva fatto questa confessione:"Mi sono rinchiusa qua dentro perchè devo espiare un peccato". Un anno prima era mancata "Mamita" che si dice avesse lottato tanto per convincerla a tornare a Buenos Aires dove la casa era stata spogliata di ogni cosa dai ladri. Le avevano portato via tutti i dischi, tutte le fotografie, persino le lettere che in quindici anni le aveva scritto il cantante peruviano Josè Mojica che si era poi fatto frate francescano. Sembra che Ada avesse tenuto anche un diario. Molti segreti della sua vita si sarebbero saputi se non fosse sparito. Rubato e venduto o rubato e gettato via?

Il 4 gennaio del 2002 Ada Falcón è morta di cuore a 97 anni nel centro geriatrico di Molinari tenuto dalle Sorelle di San Camillo, a cinque chilometri da Cosquìn. I suoi resti sono poi stati portati a Buenos Aires nel Panteón della Chacarita. Da molto tempo era divenuta poverissima. Aveva accusato la Odeon di non aver voluto rieditare i suoi dischi ma la casa discografica era stata diffidata dal farlo.
"Non avete il mio permesso, se lo farete andrete all'inferno...".

mercoledì 18 novembre 2009

Caracao ciù-ciù! Futurismi tra Parma e Buenos Aires


Nell'anno del Futurismo, dopo il successo estivo al Parma Poesia Festival, 

una nuova produzione di Argante Studio dedicata ai futuristi, al legame del 

Movimento con Parma e al "ponte" tra Parma e Buenos Aires. Lo spettacolo di (e con) Paolo e Andrea Briganti, vede in scena Mirella Cenni, Gian Paolo Canuti, Raffaele Rinaldi e i tangueros di «Vogliaditango»: Cristina Ziliani, Maurizio Sciortino, Leslie Jaime, Fulvio Giubellini, Claudia Bertolotti, Carlo Zilioli. Musiche a cura di Ugo Micciola.

 

DATA DA DEFINIRSI

LE DATE DEL 27, 28, 29 NOVEMBRE

SONO STATE SOPPRESSE

CAUSA MALATTIA DI PARTE DELLA COMPAGNIA TEATRALE


VI TERREMO INFORMATI

 

Teatro del Tempo, Borgo Cocconi 1, Parma

Ingresso euro 10, Ridotto euro 8

Info: 340.3802940

Foto Cinderella Tango 3 - parte 2


martedì 17 novembre 2009