venerdì 16 marzo 2007

Il Tango

Jorge Luis Borges

Dove saranno? Chiede la elegia
di chi non e’ piu’, come se fosse
uno spazio in cui lo Ieri potesse
esser l’Oggi, l’Anche e il Tuttavia.
Dove sara’ (ripeto) la masnada
che fondo’, in polverose strade
sterrate o in sperdute contrade,
la setta del coltello e del coraggio?
Dove saranno quelli che passarono
lasciando all’epica un episodio,
un mito al tempo, e che senza odio,
lucro o passione d’amore si accoltellarono?
Li cerco nella leggenda, nell’ultima
brace che, come una incerta rosa,
custodisce qualcosa di quella plebe valorosa
dei Corrales e di Balvanera.
Quali oscuri vicoli o quale ermo
dell’altro mondo abitera’ la dura
ombra di quella che era una ombra oscura,
Muraña, quel coltello di Palermo?
E quel terribile Iberra (di cui i santi
si impietosiscono) che in un ponte della via
uccise suo fratello il Ñato, che dove
a piu’ morti di lui, e cosi’ uguaglio’ i tanti’?
Una mitologia di pugnali
lentamente si annulla dimenticata;
una canzone di gesta s’e’ perduta
in sordide notizie criminali.
C’e’ altra brace, altra incandescente rosa
nella cenere che li serba interi;
la’ stanno in superbi accoltellatori
e il peso della spada silenziosa.
Benche’ la spada ostile o quell’altra spada,
il tempo, li persero nel fango,
oggi, piu’ in la’ del tempo e della sciagurata
morte, quei morti vivono nel tango.
Nella musica dimorano, nell’arpeggio
dell’indomabile chitarra laboriosa
che intreccia nella milonga gioiosa
la festa e l’innocenza e del coraggio.
Gira nel vuoto la gialla ruota
di cavalli e leoni, e odo l’eco
di quei tanghi di Arolas e di Greco
che ho visto ballare sulla strada,
in un istante che oggi emerge isolato,
senza ne’ prima ne’ dopo, mai dimenticato,
e che ha il sapore del perduto,
del perduto e del recuperato.
Negli accordi ci sono antiche cose:
l’altro cortile e la nascosta orditura.
(Dietro le pareti sospettose
il Sud custodisce un pugnale e una chitarra.)
Quella raffica, il tango, quella diavoleria,
gli anni affannati sfida;
fatto di polvere e tempo, l’uomo dura
meno della leggera melodia,
che solo e’ tempo. Il tango crea un buio
passato irreale che in qualche modo e’ certo,
un ricordo che non può esser distrutto
lottando, in un cantone del suburbio.

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